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sabato 26 febbraio 2011

Some rules.

Fight Club:
  1. You don't talk about fight club.
  2. You don't talk about fight club.
  3. When someone says stop, or goes limp, the fight is over.
  4. Only two guys to a fight.
  5. One fight at a time.
  6. They fight without shirts or shoes.
  7. The fights go on as long as they have to.
  8. If this is your first night at fight club, you have to fight.

Project Mayhem:
  1. You don't ask questions.
  2. You don't ask questions.
  3. No excuses.
  4. No lies.
  5. You have to trust Tyler.
da Fight Club di Chuck Palahniuk.

martedì 22 febbraio 2011

Isaiah MacManus.

Del tutto sprofondato nella poltrona del posto di guida il Capitano Isaiah MacManus sta guardando lo spazio e il luccicare delle stelle più lontane. 
Tra le mani un grande classico: "La nuova terra" di Taddeo Deprari. Lo scrittore di origini italiane aveva scritto una sola opera in tutta la sua vita, ma che aveva del tutto rivoluzionato la visione del futuro della civiltà post-nucleare tanto da diventare un testo classico, di quelli che MacManus si era rifiutato di leggere durante la Scuola Addestramento Piloti. Ora con l'avanzare dell'età e il sopraggiungere dei primi peli bianchi nella barba irsuta, Isaiah aveva cominciato ad apprezzare la letteratura di inizio secolo, e per aumentare l'effetto aveva deciso di comprare una versione in carta ad una cifra astronomica, invece che scaricare sul suo supporto da lettura BookE la fredda e anonima versione digitale.

mercoledì 16 febbraio 2011

All'amato me stesso di Vladimir Majakovskij.

Quattro. Pesanti come un colpo.

"A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio".

Ma uno come me dove potrà ficcarsi?

Dove mi si è apprestata una tana?

S'io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l'alta marea,
accarezzando la luna.

Dove trovare un'amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

O s'io fossi povero come un miliardario.. Che cos'è il denaro per l'anima?
Un ladro insaziabile s'annida in essa:
all'orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l'oro di tutte le Californie!

S'io fossi balbuziente come Dante o Petrarca...
Accendere l'anima per una sola, ordinarle coi versi...
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.

O s'io fossi silenzioso, umil tuono... Gemerei stringendo
con un brivido l'intrepido eremo della terra...
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.

Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.

Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s'io fossi appannato come il sole...

Che bisogno ho io d'abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?

Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?

Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?


Vladimir Majakovskij

martedì 15 febbraio 2011

Perché Sanremo è Sanremo.

Gianni Morandi, Belen Rodriguez ed Elisabetta Canalis sul palco. Il presentatore sventolando mani giganti annuncia: "Al Bano!". Nel medesimo istante una epica pioggia di merda investe il teatro Ariston riempiendolo fino ai palchi: la Rai interrompe il collegamento ed intervengono immediatamente le squadre di soccorso.
Tra lo sconcerto e il dramma i soccorritori, dotati di opportune mascherine per mitigare l'odore, cominciano a scavare alla ricerca di qualche sopravvissuto. Tra gli spettatori sopravvivono solo quindici dipendenti Fiat scesi a Sanremo per una protesta pacifica: abitudine è la giustificazione fornita dai medici dell'Ospedale dove i quindici fortunati stanno ricevendo le prime cure.
Ma è lo show business a pagare un caro tributo.
I corpi di Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez vengo ritrovati nel punto esatto in cui erano al momento della tragedia, sconvolti i soccorritori affermano: "Erano irriconoscibili, vestite."
Il presentatore Morandi viene invece ritrovato a decine di metri di distanza dagli altri corpi, dopo il disperato tentativo di raggiungere la salvezza; a differenza degli altri la causa della morte non pare asfissia ma indigestione. Al Bano, scampato alla tragedia grazie ad una telefonata della ex-moglie Loredana Lecciso, annuncia un nuovo album in onore della tragedia. Tra i sopravvissuti Roberto Vecchioni, fermato dalla Polizia mentre cercava di raggiungere l'Ariston su di un cavallo. "Scappavo da una nera signora" è stata la giustificazione fornita dal cantante milanese.
Molti artisti sono ancora dati per dispersi e vengono cercati disperatamente tra i camerini. Per Max Pezzali e Marco Carta le ricerche sono state interrotte, per Davide van de Sfroos eAnna Tatangelo non sono state nemmeno iniziate.
Ma intanto si parla già di domani: Maurizio Gasparri, nominato direttore generale della RAI ad interim dopo la scomparsa di Mauro Masi (già pronta una puntata speciale di Annozero per commemorarne la memoria), ha dichiarato: "Giusto il lutto ma si guarda dritto avanti, ho già una rosa di nomi per la conduzione della serata finale, e dei cantanti pronti a salire sul palco".
Sono numerosi i nomi dei possibili presentatori, da Pippo Baudo a Gerry Scotti, anche se non si esclude una sorpresa: Bruno Vespa avrebbe già pronto un plastico per la prima serata mentre sembra che in uno scantinato sotto milanese si stia lavorando in gran segreto alla risurrezione di Mike Bongiorno. La rosa dei cantanti è ancora più ampia: ai sopravvissuti si affiancheranno sicuramente Mariano Apicella, Luca Dirisio (già prelevato, pare, dall'Isola dei Famosi) e Gigi D'Alessio (pronto a piangere sul palco), mentre tra i possibili figurano mostri sacri come Cristiano Malgioglio e Peppino Di Capri.
Per ora però nessuna certezza e solo domani, dopo una riunione tra Gasparri e Bondi, nominato nuovo direttore artistico, si saprà qualcosa di più sul futuro del Festivàl della Canzone italiana.

mercoledì 9 febbraio 2011

La Porta.

Due uomini con stivali di gomma e tute mimetiche sorvegliano una porta alta circa un metro. Hanno fucili e pistole. La porta conduce all'interno di un'enorme roccia nel bel mezzo del deserto del Sahara. A guardarli da vicino i soldati paiono meno ordinati, qualche strappo sulle tute, la barba da rifare e il fucile imbracciato senza convinzione.
Difendono quella porta da cinque anni, e tra altri cinque avranno il cambio. Poco lontano il loro misero accampamento: due tende, un piccolo fuoco e quello che rimane delle provviste paracadutate il mese precedente. Sui berretti blu campeggia la scritta IPA, International Pacifist Association, ma ad essere sinceri loro non hanno idea di chi ogni mese getti loro delle provviste, sanno che un giorno sono stati arruolati, direttamente dentro il carcere, e che il giorno dopo si erano ritrovati lì, nel deserto a difendere quella porticina.: La Porta per loro. Pochi ordini, ma molto precisi: non aprire la porta, non allontanarsi dal campo, non aprire la porta, non aprire la porta. Rispettati senza dubbio alcuno per tutti i cinque anni appena trascorsi, e pronti a rispettarli per i cinque anni a venire. Loro, uomini semplici, ex galeotti, non hanno curiosità da soddisfare ma solo un bastone di legno dove segnare quanti giorni mancano per tornare a casa. Casa è una parola grossa, diciamo per tornare dove il caso ha voluto che venissero al mondo, e dove nessuno li aspetta, che però ora è anche il posto in cui verrà speso il lauto stipendio: 100 dollari al giorno, che in dieci anni fanno trecentosessantamila dollari. Insomma, donne e birra e sigarette fino alla fine. Davanti allo Porta tra i due non era certo nata un'amicizia, ma certo una convivenza civile, ci si divideva il pane e ci si soddisfaceva per quei bisogni che il rifornimento paracadutato certo non poteva soddisfare.
Certamente non erano stati i primi e immaginavano che non sarebbero stati gli ultimi. Anche ora che il sole è alto nel cielo e il caldo si fa stringente non cedono di un passo: dritti davanti alla Porta dalla quale, in effetti, in quei cinque anni non era passato nessuno. Ma le loro menti semplici non hanno spazio per la curiosità, ma solo per l'obbedienza. Difendere la Porta, non aprire la Porta.
La Porta è fatta di legno grezzo, non ha toppa per la chiave ma solo una semplice maniglia. La Porta è a tutti gli effetti una semplice porta, la sua particolarità sono i soldati che la difendono, dritti sul posto, da un nemico senza nome, il Nemico.

lunedì 7 febbraio 2011

Falegnameria.

La spasmodica ricerca di foto pornografiche di Hether Parisi lo aveva l'avrebbe accompagnato per tutta la giornata. Qualcosa aveva trovato: un discreto numero di capezzoli, un fotogramma sgranato in cui si intravedeva sotto la gonna e poco altro. Si era però imbattuto in una sconfinata raccolta di foto in abiti succinti di Miriana Trevisan, alla quale aveva dedicato due lunghissime ore. Certo niente a che vedere con un nudo integrale di Pamela Prati che lo aveva fatto vacillare, tanto da indurlo a un "Salva con nome..." che aveva fatto comparire sul desktop del suo pc un file dal nome "Modulo AB234" che era repentinamente finito nella cartella "Documenti lavoro".
Fanculo, ora era solo in casa davanti al pc, ma di Hether Parisi nessuna traccia. Costretto dalle circostanze aveva consultato la sua personale libreria rispolverando una foto davvero notevole di Ela Weber, i risultati erano stati però veramente scarsi.
Serve un colpo di genio, quello che ti risolleva, salvando la situazione. Claudia Kohl.
Trauma tremendo, la nostra è diventata ferventemente religiosa, e da idolo ormonale è diventata una specie di santone della romana chiesa. Cazzo cazzo e ancora cazzo. Se c'è qualcosa che lo smonta è la religione e il terrore che qualcuno da lassù si accorga di cosa combina lui quaggiù. Chiudi tutto velocemente e pensa ad altro. Non a Hether Parisi, che c'è poco da fare.
Pensa, dai pensa. Eppure in certe situazioni è davvero difficile farlo. Pensa, cazzo! Ma come fare con tutte quelle frasi bibliche e quei crocefissi al collo. Non pensarci, pensa ad altro, altro. Paola Barale. Cazzo, si. Paola Barale.
Undici e trentacinque. Meglio andare a letto. Domani si lavora.

giovedì 3 febbraio 2011

Todas as cartas de amor.

Todas as cartas de amor são
ridículas.
Não seriam cartas de amor se não fossem
ridículas.

Também escrevi em meu tempo cartas de amor,
como as outras,
ridículas.

As cartas de amor, se há amor,
têm de ser
ridículas.

Mas, afinal,
só as criaturas que nunca escreveram
cartas de amor
é que são
ridículas.

Quem me dera no tempo em que escrevia
sem dar por isso
cartas de amor
ridículas.

A verdade é que hoje
as minhas memórias
dessas cartas de amor
é que são
ridículas.

(Todas as palavras esdrúxulas,
como os sentimentos esdrúxulos,
são naturalmente
ridículas).


Avaro de Campos (Fernando Pessoa)