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venerdì 25 marzo 2011

Il Capo.

Canticchiando procede a ritmo serrato verso la stanza del secondogenito. "Che non se ne salvi nessuno" gli è stato detto: e nessuno si salverà.
Senza nome e senza motivo, semplicemente perché quando la mazza scende e senti il rumore delle loro teste che si sgretolano sotto il legno ti senti Dio. "Andiam andiam andiamo ad ammazzar" canta e ride di gioia, con gusto accarezzandosi la cicatrice sul collo. Ha in cuore la cattiveria e la consapevolezza dei giusti: è un arma e in quanto tale agisce. Non sceglie lui le vittime, è come una pistola, innocente e puro.
Fa salire la mazza e poi con violenza la fa scendere. L'esplosione. Pezzi di cranio e di cervello gli imbrattano i vestiti, il cuscino bianco si tinge di rosso forte. Anche stasera il lavoro è fatto.
Il Capo ha lasciato un messaggio, "Ciao. Via Cairoli 10 alle 22" non serviva altro, alle 22 si è presentato, ha forzato la serratura e li ha uccisi tutti, con la gioia di chi fa il suo lavoro e lo fa bene, con la gioia dei bambini che tornano a casa e dicono al papà di aver preso 8 di matematica. Poi il volantino appiccicato con della colla industriale sulla porta d'ingresso "Morte alla borghesia, ai figli di puttana e al denaro." niente di più e niente di meno.
Onestamente non sa cosa sia la borghesia o cosa sia il denaro, ma sa che il Capo è nel giusto e quindi ammazza e canta e si pulisce i vestiti in lavanderia, di quelle a gettoni, che nei film si rimorchia sempre ma lui ha trovato sempre e solo marocchini puzzolenti a lavarsi l'unico altro vestito oltre quello che hanno addosso.
Non deve telefonare al Capo finito il lavoro, anche perché non ha il suo numero: il Capo chiama e il Capo parla, lui ascolta e agisce. Una coppia perfetta, che assieme lavora perfettamente. La polizia ha ben ventisette omicidi irrisolti, teste sfracellate con un colpo di mazza, teste di padri e di madri e di bambini. Teste importanti, e quindi sono tutti visibilmente incazzati, soprattutto ai posti di blocco, soprattutto quando fermano un extracomunitario per strada, soprattutto con chi non si può difendere, perché si resta Poliziotti anche da incazzati.
Ora per la strada fischietta, questo era un professore di ginnastica, lo aveva visto in televisione "I vostri figli non fanno sufficientemente moto. Più ore di ginnastica per figli più sani." stretto in quelle orrende tute da ginnastica, sprizzante energia da ogni poro. Eppure la sua testa non era più solida delle altre, steso rumore e stesso schizzo di sangue, forse un po' meno cervello.
Aveva sempre odiato, da ragazzo, i professori di ginnastica, che non facevano altro che far crescere nella bambagia tutti i suoi amici, convincendoli che fosse corretto stringere la mano a che perde, costringendoli a castrare la loro fantasia per fare solo giochi educativi "che permettessero un corretto sviluppo del corpo del ragazzo", a umiliarlo sudato e ansimante quando non riusciva a completare l'ultimo giro di campo. Invece lui era più forte, se solo gli avessero permesso di usare le mani, non gli sarebbero serviti i giri di campo per risultare il migliore. Se lo ricordava il suo professore di ginnastica, impettito col fischietto tra le labbra, a gridare e fischiare, novello Duce di sto gran cazzo.
Ora un tremore e un certo stordimento, sorride, pulisce quel po' di cervello rimasto sulla maglia: il Coglione ha fatto il lavoro, pensa.
Rientra in casa, conta sul tavolo i gettoni della lavanderia e lascia un messaggio: "Ciao. Corso Regina 23 alle 24".
Il Capo guarda un po' di televisione, stampa un volantino e va a dormire, domani il Coglione deve essere in forma, gli si fa ammazzare il Sindaco.
Si addormenta col sonno del giusto, grattandosi la vecchia cicatrice sul collo.

martedì 15 marzo 2011

Vaudeville.


E spararono al cantautore
in una notte di gioventù,
gli spararono per amore
per non farlo cantare più;
gli spararono perché era bello
ricordarselo com'era prima,
alternativo, autoridotto,
fuori dall'ottica del sistema.
Scemo, scemo.

sabato 12 marzo 2011

In curva bene o male.

Dedico questo post a chi odia il calcio e lo sport in generale, a chi deride chi perde i pomeriggi a seguire la propria squadra, a chi "in curva sono tutti avanzi di galera", a chi il sabato sera si ubriaca e vomita fuori da una discoteca ma lo stupido sono io perché mi metto la sciarpa granata e urlo come un animale.

lunedì 7 marzo 2011

Alla fermata del tram.

Alla fermata del tram ci siamo io e una bella ragazza: capelli scuri, fisico forse eccessivamente mascolino, ma due occhi neri da farti mancare il fiato.
La decisione è di quelle importanti, la decisione è quella di sedurla. Fanculo, hai vent'anni o giù di lì, lei ha vent'anni o giù di lì e non c'è nessun motivo per cui non dovresti farlo. Beh, di motivi per non farlo ce ne sono a centinaia e senza neanche sforzarti troppo una lista decisamente polposa si forma nella tua testa: potrebbe essere fidanzata, il fidanzato potrebbe essere nei paraggi, potrebbe essere odiosa, potrebbe essere una delinquente, potrebbe reagire malamente, potrebbe, potrebbe, potrebbe.

giovedì 3 marzo 2011

ap-punti sparsi

Se qualcuno avesse voglia di leggere qualcosa di intelligente e sicuramente pungente, punti il browser alle coordinate:

ap-punti sparsi

Aloha brava gente.

martedì 1 marzo 2011

Recensione Fight CLub

Disclaimer: Tenterò, per quanto umanamente possibile di non rivelare troppo nel dettaglio la trama (arcinota) del romanzo di Palahniuk.

Tyler Durden si è messo in testa di conquistare il mondo, di conquistarlo e distruggerlo. Il protagonista è molto legato a Tyler, eppure questo gli ha infilato la canna di una pistola in bocca e sta per sparare. Marla è innamorata del protagonista, Tyler è innamorato di Marla. Tutto questo attraverso la vita, troppa vita che scorre perché il protagonista, quello a cui Tyler sta per sparare soffre di insonnia.
Palahniuk descrive con crudezza pulp le deliranti conseguenze dell'insonnia, rivelando il vero io nascosto dentro tutti noi, l'io animalesco e distruttivo che risponde all'alienazione del posto di lavoro e allo stress con l'omicidio e la violenza. Fight Club è un colpo di fucile in mezzo agli occhi, è essere stesi al centro di una cantina mentre qualche testa di cazzo ti sta prendendo a calci in faccia e ridere con i quattro denti che ti rimangono. Un bestiale monito alle generazioni future, occhio ragazzi che qui finisce male.
Il libro è così, uno sputo sul cadavere putrescente di una società malata, che solo nella sua totale annichilazione può trovare una cura, il paradiso.