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sabato 12 marzo 2011

In curva bene o male.

Dedico questo post a chi odia il calcio e lo sport in generale, a chi deride chi perde i pomeriggi a seguire la propria squadra, a chi "in curva sono tutti avanzi di galera", a chi il sabato sera si ubriaca e vomita fuori da una discoteca ma lo stupido sono io perché mi metto la sciarpa granata e urlo come un animale.



Primo punto, perché la curva.
La curva è di sinistra, la curva (la Maratona per me) è di quelli che stanno dietro una porta e se capita qualcosa nell'altra area devi fidarti il vicino di posto che ci vede bene e sa che sicuramente gli altri l'hanno presa di mano.
La curva è dove si guarda la partita in piedi, magari aggrappato alle balaustre, o schiacciato contro una rete che se non stai attento ci perdi pure qualche pezzo di corpo se segna il Toro (eventualità molto remota).
La curva sono gli abbracci spontanei con sconosciuti, sono bestemmie urlate al cielo maledetto che non ne manda una buona, sono cori gridati finché si ha voce in gola e fischi assordanti che i bambini si tappano le orecchie.
La curva è dove si urla GOL cento volte, finché non gira la testa e le gambe ti tremano, è anche dove si piange di gioia e di dolore, per una finale vinta o perché tre fottuti pali ti fanno ricordare che alla fine per quanto tu possa scalciare i più potenti vincono sempre.

Secondo punto, perché lo stadio.
Lo stadio è essere a 20 metri da quei ragazzoni in pantaloncini che non sarebbero nessuno se non avessero quella maglietta granata addosso.
Lo stadio è dove puoi credere che ogni decibel della tua voce possa dare quella spinta in più, quel briciolo di forza che spinge il pallone nella rete o che i tuoi fischi possano spaventare l'avversario, irretirlo, bloccarlo.
Lo stadio è dove se ti stai guardando le scarpe e ti perdi un gol non c'è nessun replay, peccato sarà per la prossima.
Lo stadio è "Forza Toro, Forza Toro torneranno i tempi d'oro. Col Torino che s'avanza rifiorisce la speranza..."
Lo stadio è anche sputi per terra, la pisciata tutti assieme, vita brutta che diventa migliore se siamo in tanti.

Terzo punto, perché il Toro.
Tifare il Toro è essere dalla parte del più debole, sempre. E' tifare maglie granata e credere che possano davvero fare la differenza.
Tifare Toro è essere contro: contro ai più ricchi, contro ai campioni. Sono le braccia muscolose e nervose del contadino a combattere contro un uomo con la pistola, che il giorno che gli cade fa meglio a scappare veloce.
Tifare Toro è leggere la grazia nei muscoli tesi e nel sudore, è scalciare e menare pugni contro una vita grama, è credere che a volte anche il più piccolo può vincere contro il gigante.
Tifare Toro è fatto di lacrime e di memoria, di sentirsi del Toro, di ESSERE del Toro. Anche nelle sconfitte, soprattutto nelle sconfitte: per poi rialzarsi, e incornare un torero bastardo che non ti da pace.
Essere del Toro non è né una scelta né un caso: é che il granata lo porti dentro e non c'è niente da fare.

Vi lascio le discoteche, i centri benessere, le gite del fine settimana, le passeggiate in centro.
Vi lascio da stupido, da quello che butta le giornate, da "tanto se vince il Toro a te cosa cambia?". Cambia un sacco, ad esempio se vince il Toro non sento l'esigenza di farti una faccia così.

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