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giovedì 14 aprile 2011

Recensione di "Il giorno che hanno ucciso Silvio B."

Secondo romanzo della rinomata "saga del vendicatore" (preceduto dall'opera prima "Da La Russa con amore" e seguito da "V per Veltroni") è forse il romanzo più compiuto e memorabile della sterminata opera dell'eclettico Taddeo Deprari.
La trama oltremodo scarna è riassunta nella frase di apertura del libro: "Ore 1.29 del 5 aprile 2011, Silvio B. viene ucciso.", il romanzo è quindi il racconto soggettivo dei protagonisti della vicenda, intramezzato dai lanci dei giornali che incalzanti seguono la vicenda e le tracce del presunto killer.
Nel ciclone di personaggi famosi, illustri sconosciuti, calciatori, veline, prostitute, ministri, prostitute ministri, il lettore si trova al centro, fermo, a guardare tutto quel mondo girargli attorno, senza via d'uscita e senza possibilità di capire alcunché della vicenda.
Memorabili i passaggi sulle ore precedenti l'omicidio ("Signor presidente, lei deve essere visitato. Mi visiti questo signorina.") e le interviste di Emilio Fede, ad amici e parenti, in lacrime.
Col pretesto di scovare il colpevole dell'omicidio, Deprari ci apre le porte di un mondo fatto di rancori ed invidie, di politicanti mafiosi e mafiosi politicanti, di corrotti corruttori e corruttori corrotti, dove ognuno è se stesso e allo stesso tempo la propria nemesi, confondendoci, per poi prenderci per mano e guidarci verso una baia sicura. Del tutto false le accuse di essere un romanzo politicizzato, l'opera si candida ad essere "Le 120 giornate di Sodoma" del nostro millennio, dove scafate meretrici della politica italiana ci guidano tra i peccati e i vizi di chi gestisce questo Paese, nel quale il romanzo cade come una bomba, a disintegrare l'ultimo tabù rimasto, il timore dei potenti.
Travagliata, invece, la vicenda editoriale: il romanzo è stato pubblicato prima in Ucraina e poi attraverso il "mercato nero" importato in Italia dove ha ottenuto un pronto successo, diventando subito un best seller Mondadori.
Non resta che consigliare caldamente questa lettura a chiunque abbia voglia di farsi accompagnare attraverso le paludi della politica italiana da uno scrittore abile e scaltro, il Marchese de Sade della letteratura italiana.

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