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lunedì 11 aprile 2011

Sulle ragazze in minigonna e il comunismo.


Tutti i giorni i tram sono pieni di gente. Quando piove però strabordano: inghiottono ed espellono esseri umani ad ogni fermata, con la voracità di un Giuliano Ferrara dissenterico.
Ecco, su ogni tram c'è una ragazza in minigonna. In tutti tutti tutti i tram ce n'è una, può darsi che sia seduta al primo posto o in piedi al fondo, ma stai pur tranquillo che se cerchi bene la trovi.
La ragazza in minigonna è una dotazione essenziale di ogni mezzo pubblico, catalizzatrice del 50% degli sguardi della popolazione maschile del mezzo (gli altri sono inevitabilmente catalizzati dal polo opposto, la ragazza troppo scollata), svia l'attenzione dal puzzo d'ascella e rende sopportabile un viaggio di 35 minuti per attraversare 5 interminabili chilometri d'asfalto.
L'altro giorno salgo sul tram e scorgo, inevitabilmente, la sua ragazza in minigonna: abbigliata da ragazza alternativa, fa comparire da una gonnellina psichedelica due lunghe gambe bianche, sulle quali gravana già gli sguardi di un gruppetto di pensionati di ritorno dal mercato.
L'altro giorno pioveva, quindi il Giuliano Ferrara in arancione era disumanamente pieno, e faticavo a fare in modo che i miei sensi si concentrassero sulle sue gambe e non sul terribile tanfo d'ascella che mi schiaffeggiava. La ragazza in minigonna non è sola ma è accompagnata da quello che si presume essere il suo fidanzato, e che evidenzia come per le ragazze alternative l'igiene personale non sia un requisito fondamentale nella scelta di un partner. Ovviamente nessuno si cura dello sbandato di fianco a lei, ma tutti si curano delle sue gambe, storte peraltro.
Non c'è niente da fare, troppa gente, troppa puzza, troppo caldo, non riesco a concentrarmi sulle bianche gambe cromosomiche che spuntano dalla gonnellina, e mi ritrovo quindi a vagolare con i pensieri e con lo sguardo per il mezzo: finchè non vedo un signore con baffoni e colbacco che guarda fuori dal finestrino, seduto.
Ecco, lo guardo e capisco che quello è un vero comunista, ha pure una spilletta con falce e martello attaccata alla giacca. Lui guarda fuori come se niente di questo tram lo disturbasse, e io lo ammiro con tutta la forza, lo ammiro perchè ha il coraggio di guardare altrove, fuori da questo puzzolente e rumoroso tram torinese, e leggo nel suo sguardo che vede oltre, pensa già a quando sarà sceso, al vento fresco sulla faccia e al profumo di un buon caffè al bar.
Poi arriva la fermata, Giuliano Ferrara dimostra poco appetito ma una poderosa digestione, così che il tram si svuota, respiro, non c'è quasi più puzza, e al centro del mezzo trovo anche un posto a sedere. Guardo l'uomo col colbacco, ma il mio sguardo è catturato dalle gambe della ragazza in minigonna: bianche e storte, ma pur sempre gambe. Nonostante tutto il tram sembra un posto migliore e non ho più così tanta voglia di scendere.
L'altro giorno ho capito perchè ha perso il comunismo.

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