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domenica 29 maggio 2011

Dalla parte del Toro.

Vaffanculo a tutti. Proprio tutti.
Ai mangia pane a tradimento in campo, al "capitano della mia anima", all'avvinazzato in panchina, al mafiosetto in erba seduto al suo fianco e soprattutto a chi tutto questo ha creato, Urbano Cairo.
Ora è il momento degli insulti e delle bestemmie: è il momento che tutti stanno zitti e noi si sfoga la rabbia che abbiamo dentro, perché hanno sporcato col loro poco sudore la nostra maglia.
Uno vaffanculo lo riservo a quella curva, intesa come entità astratta, del tutto asincrona rispetto al calcio giocato, incapace di mettere ritmo o di trasmettere passione; che non trascina più, che non è più la Maratona.
Ed un ultimo speciale vaffanculo per la starnazzatrice alle nostre spalle, gradevole come un tacco di Pellicori.
Un grazie a Luca che ha diviso chilometri e incazzature; un grazie agli amici di Novi per le risate e gli insulti e gli abbracci.
Un'altra stagione di merda se n'è andata.

lunedì 23 maggio 2011

Bella bellissima.

L'amica grassa ride con troppi denti, mentre l'altra più magra e carina ride chiudendo gli occhi come se guardaRti le costasse troppo. Davanti a loro altre amiche trovano nei racconti di un sabato sera troppo alcolico la ragione di altre facili risate: occhi chiusi e denti.
Racconti ad alta voce di uomini e baci di cui una è assoluta protagonista, mentre le altre tentano di carpire il dettaglio piccante in grado di risollevare la giornata. Di tanto in tanto uno sguardo ad occhi stretti si posa su di me, come a concedermi un onore, come a volermi regalare nella sua infinita bontà un pezzo di paradiso.
Due seni irriverenti spuntano da una maglietta troppo stretta per pensare che l'effetto non sia voluto: così, catalizzatrice di sguardi, attraversa quell'angolo di periferia piemontese, generosa di occhiate per tutti ma intima per nessuno.
Solo la grassona al suo fianco pare tenerle testa con gli sguardi, ma ne è solo opaca imitazione, o costante supporto ed elemento di paragone, a ricordare a tutti il pane quotidiano che ci tocca al posto di questa mattutina ambrosia.
Una signora imbellettata e ricoperta di bigiotteria da tabacchino sale tra il fumo di una sigaretta al mentolo che ha appena gettato fuori dal treno, spegnendola con mirabile maestria con il tacco vertiginoso che porta ai piedi: il cui buon gusto potrebbe essere messo in discussione anche da una mignotta. Immancabilmente impalla la vista degli occhi stretti della bellissima, mi ritrovo così costretto a probabili sedute per non essere l'unico del vagone a doversi negare quell'angolo di paradiso in terra
Dell'idiozia dei discorsi, delle amiche, del caldo e delle grida strazianti di un neonato nessuno si cura, tutti misticamente protesi verso quel pezzo di infinito. Poi, immensa gioia, un suo ultimo sguardo fende l'aria attraversando la cortina di sudore che un giovane studente ha sparso per la carrozza, posandosi sui capelli scompigliati e le occhiaie del sottoscritto. Lì si pianta e non si sposta più nonostante le mie manovre evasive: i miei occhi rimbalzano tra il paesaggio esterno (una desolante periferia cittadina) e le mie scarpe.
Arriva dunque la stazione Porta Susa, raccolgo il mio zaino e scendo lentamente da treno con passo misurato, novello Cary Grant, attendendo che subito dietro di me lei, bellissima, scenda.
Mi si avvicina con fare sicuro, nonostante io sia venti centimetri più alto e abbia un discreto numero di anni in più. Parla.
-Cazzo scrivi sempre coglione.-
Si allontana ridendo. Inizia un'altra giornata.

domenica 22 maggio 2011

La fattoria degli animali.

Quarta lettura.
Si tratta del capitolo finale de "La fattoria degli animali" di George Orwell. Nascita e morte del comunismo vista dagli occhi di un socialista disilluso. Un libro assolutamente da leggere e una lezione assolutamente da cogliere.



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venerdì 20 maggio 2011

Caso.

Alessandro è appena tornato da Baghdad. Ha sparato a quindici persone, due in piena faccia. Gli è piaciuto un sacco.
Lo ha raccontato anche alla mamma nelle lettere che le ha scritto e su Facebook lo ha scritto nella chat a Marta, che così gli ha detto ci vediamo poi quando sei a casa per prenderci un caffè. Quelle come Marta prima di Baghdad manco gli parlavano.
Le quindici persone non avevano un nome, ma solo un insieme di suoni glutturali, tipo suo nonno quando stava per scatarrare per terra sulla strada davanti a casa. L'aveva sempre detto suo nonno che l'esercito era una buona cosa, che il fucile ti da una mano, che sti arabi bisognava farli stare a casa loro. Che uomo il nonno, era stato repubblichino, poi democristiano ed era poi diventato sostenitore di AN, ma non per quel rottinculo di Fini, ma per uomini come La Russa che a quegli stronzi comunisti ne cantavano quattro in televisione.
Non vede l'ora di essere a casa: salutare la mamma, sistemarsi in camera e dormire un oretta, poi scrivere a Marta e via per un caffè, che poi tutto il resto che veniva era buono. L'idea era di non tornare in missione ma di restarsene un po' qui. Che tanto di negri arabi e cose varie ce n'erano a volonta anche da noi. Se lo ricordava ancora quand'era bambino i primi marocchini, pochi, coi fazzoletti. Ora sono ovunque, pare di stare in Africa. Stranieri a casa propria. Era la frase giusta, che descriveva perfettamente la situazione. Lui avrebbe risolto facilmente il roblema: tutti a casa propria e nessuno che rompa le balle.
Nella macchina fa un caldo afoso e Alessandro cerca in tutti i modi di far partire l'aria condizionata. Si piega più vicino per capire cosa non va.
Dall'altra parte un camion vede la Punto invadere la corsia e inevitabilmente piantarglisi dentro some un enorme moscerino.
La sera Marta accende il telegiornale: E' morto uno dei nostri eroi.
Peccato solo che l'autista del camion non fosse marocchino.

giovedì 19 maggio 2011

Che Dio mi salvi.

Che Dio mi salvi dai capelli grigi, dai vestiti grigi, dai giorni grigi.
Che Dio mi salvi da Vasco Rossi e Ligabue.
Che Dio mi salvi dai bagni al mare e dalle grigliate nei prati.
Che Dio mi salvi dal passeggiare mano nella mano.
Che Dio mi salvi dal silenzio.
Che Dio mi salvi dalla nausea dopo aver mangiato troppo.
Che Dio mi salvi dall'abbruttirmi per averne viste troppe.
Che Dio mi salvi dai pranzi coi parenti.
Che Dio mi salvi dalle diete e dagli autoabbronzanti.
Che Dio mi salvi dai brutti libri.
Che Dio mi salvi dalla sfiducia per le mie idee.
Che Dio mi salvi dai francesi, tedeschi, inglesi.
Che Dio mi salvi dagli italiani.
Che Dio mi salvi da dire a mio figlio "Eh, ai miei tempi."
Che Dio mi salvi le ginocchia e le caviglie.
Che Dio mi salvi dagli stronzi e dagli ignoranti.
Che Dio mi salvi dagli asparagi.
Che Dio mi salvi dalla politica e dai politici.
Che Dio mi salvi, soprattutto, da me stesso.

lunedì 16 maggio 2011

Binario.

Sulla banchina della nuovissima stazione di Porta Susa ci sono due ombre nere. La prima di nome fa Mario, la seconda Carlotta. Mario a Carlotta non si conoscono, e aspettando il treno si guardano i piedi: lui immobile, con immancabile sigaretta spenta tra le labbra, lei cerca in qualche modo di reggere sulla spalla magra e ossuta una borsa davvero troppo pesante.
Di tanto in tanto gli sguardi si incrociano, paiono annusarsi i due, come cani, e nonostante sia notte fonda, faccia davvero troppo caldo e il treno sembri non arrivare più nessuno dei due trova la forza di abbozzare un discorso, per ingannare l'attesa.

lunedì 9 maggio 2011

Anguilla - Gunther Grass

Tratto da "Il tamburo di latta", ho scelto questa pagina per il ritmo incalzante, e perché tratta dal mio libro preferito. Godetevela.


Muzicons.com

mercoledì 4 maggio 2011

Deturpato.

Che poi ci hai provato ad inseguirmi mentre correvo sul mio motorino. Bruciando benzene. Ma i tuoi capelli verdi come la benzina che sporca le strade e accende fuochi nelle periferie. Di notte.
E le siringhe piene di veleno con le quali cercavi passaggi verso gli ospedali, finendo invece a gridare in piena notte il tuo odio e la tua cazzo d'infelicità ai palazzoni di Barriera Milano, mentre le luci delle finestre ti sembravano psichedeliche, lampeggianti, tra fiumi d'urina e miasmi di scopate nei letti di quelli che la mattina si mettono la divisa e vanno a guidare i tram.
Quindi è arrivato il momento, pensavo, mentre ti accompagnavo lungo la Dora a comprare altro veleno e a cercare nel tuo di veleno la mia poca felicità. E non è servita a niente la mia bicicletta mimetica, che la luce dei semafori faceva adesso nera adesso arancione, perché le pozzanghere erano così alte che io finivo per affogarci, e tu mi trascinavi tra i binari morti per farmi conquistare a fatica la prima fermata della metropolitana, dove negli angoli bui concepire figli e dosi che non avremo mai.
Ricorderò di te l'acne giovanile, le tue impronte digitali sui proiettili, che lanciavi con le mani addosso a divise e caschi, che alla fine ci hanno fregati, e non ci restano altro che le bombe atomiche e le scie chimiche, e castelli di cartone e stagnola da far crollare stremati e tremanti, al ritorno dal SerT, mentre corriamo a cercare posti sulle barricate, o sui tetti dei garage, per il prossimo concerto di Vasco.

martedì 3 maggio 2011

CAMPIONI.

Non ci sono parole, solo il silenzio. 
E la certezza: siete Eroi. Per sempre.

Valerio Bacigalupo 
Aldo Ballarin  
Dino Ballarin
Emile Bongiorni
Eusebio Castigliano 
Rubens Fadini
Guglielmo Gabetto
Ruggero Grava
Giuseppe Grezar
Ezio Loik
Virgilio Maroso
Danilo Martelli
Valentino Mazzola
Romeo Menti
Piero Operto
Franco Ossola
Mario Rigamonti
Giulio Schubert

lunedì 2 maggio 2011

I pazzi sul treno.

A cercare un pizzico di normalità nei pazzi sul treno, quelli che ti guardano e fanno "Ciuf ciuf". Perché, almeno loro, hanno la coerenza di morirci da pazzi, mentre la maggior parte degli altri vogliono vivere da stronzi ma morire da eroi.
Ci ha provato il Picconatore, uno che aveva pubblicamente ammesso che avrebbe dato il consenso di sparare sugli studenti, o almeno ci hanno provato quelli intorno, a commuoversi e chiamarlo statista: testa di cazzo eri e testa di cazzo rimani, anche da morto.
Ieri è stato il turno del Michael Jackson del Cattolicesimo, il self made man in abito bianco, che tra una parola e l'altra con i giovani si è fatto scappare benedizioni e sorrisi e strette di mano ad Augusto Pinochet: peccato Karol, sarà per la prossima volta.
Prima, il più grande di tutti, il bastardo corrotto che ha mandato in bancarotta il paese, Craxi of course, che il TG1 ha paragonato a Gesù Cristo, quello che è scappato in Tunisia per evitare l'arresto: stronzo da vivo, stronzo da morto.
Perché sennò poi è troppo facile, se da morti tutto viene dimenticato, poi si rivalutano Mussolini e Stalin, che poveracci sono morti, vorrai mica portargli rancore.
Ecco, tutto questo per ricordarvi, ai prossimi funerali di Stato per un'altra delle teste di cazzo, che non solo avete il diritto, ma il dovere, di fischiare e urlare e sputare. Il diritto di chiedere che nulla venga dimenticato. Il diritto di chiedere che Andreotti (primo o poi toccherà anche a lui) non venga ricordato come un grande statista, ma come la grandissima testa di cazzo che è sempre stato. Il buonismo è il male del nostro tempo: il desiderio piccolo borghese di essere in pace con tutti. Odiate, odiate a più non posso, gridate e scalciate, non lasciate che le catene del buonismo e della menzogna vi inchiodino ad una realtà artificiale, dove i buoni sono buoni, e i cattivi sono buoni lo stesso.
Io, nel mio piccolo, non dimentico. Non fatelo neanche voi.