Pagine

lunedì 23 maggio 2011

Bella bellissima.

L'amica grassa ride con troppi denti, mentre l'altra più magra e carina ride chiudendo gli occhi come se guardaRti le costasse troppo. Davanti a loro altre amiche trovano nei racconti di un sabato sera troppo alcolico la ragione di altre facili risate: occhi chiusi e denti.
Racconti ad alta voce di uomini e baci di cui una è assoluta protagonista, mentre le altre tentano di carpire il dettaglio piccante in grado di risollevare la giornata. Di tanto in tanto uno sguardo ad occhi stretti si posa su di me, come a concedermi un onore, come a volermi regalare nella sua infinita bontà un pezzo di paradiso.
Due seni irriverenti spuntano da una maglietta troppo stretta per pensare che l'effetto non sia voluto: così, catalizzatrice di sguardi, attraversa quell'angolo di periferia piemontese, generosa di occhiate per tutti ma intima per nessuno.
Solo la grassona al suo fianco pare tenerle testa con gli sguardi, ma ne è solo opaca imitazione, o costante supporto ed elemento di paragone, a ricordare a tutti il pane quotidiano che ci tocca al posto di questa mattutina ambrosia.
Una signora imbellettata e ricoperta di bigiotteria da tabacchino sale tra il fumo di una sigaretta al mentolo che ha appena gettato fuori dal treno, spegnendola con mirabile maestria con il tacco vertiginoso che porta ai piedi: il cui buon gusto potrebbe essere messo in discussione anche da una mignotta. Immancabilmente impalla la vista degli occhi stretti della bellissima, mi ritrovo così costretto a probabili sedute per non essere l'unico del vagone a doversi negare quell'angolo di paradiso in terra
Dell'idiozia dei discorsi, delle amiche, del caldo e delle grida strazianti di un neonato nessuno si cura, tutti misticamente protesi verso quel pezzo di infinito. Poi, immensa gioia, un suo ultimo sguardo fende l'aria attraversando la cortina di sudore che un giovane studente ha sparso per la carrozza, posandosi sui capelli scompigliati e le occhiaie del sottoscritto. Lì si pianta e non si sposta più nonostante le mie manovre evasive: i miei occhi rimbalzano tra il paesaggio esterno (una desolante periferia cittadina) e le mie scarpe.
Arriva dunque la stazione Porta Susa, raccolgo il mio zaino e scendo lentamente da treno con passo misurato, novello Cary Grant, attendendo che subito dietro di me lei, bellissima, scenda.
Mi si avvicina con fare sicuro, nonostante io sia venti centimetri più alto e abbia un discreto numero di anni in più. Parla.
-Cazzo scrivi sempre coglione.-
Si allontana ridendo. Inizia un'altra giornata.

Nessun commento:

Posta un commento