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sabato 25 giugno 2011

Studiare mi stanca.

Prendo in prestito gatto e scrivania.
Per la serie "quando una foto vale più di mille parole".

venerdì 24 giugno 2011

No te quiero sino porque te quiero di P. Neruda

No te quiero sino porque te quiero
y de quererte a no quererte llego
y de esperarte cuando no te espero
pasa mi corazón del frío al fuego.
Te quiero sólo porque a ti te quiero,
te odio sin fin, y odiándote te ruego,
y la medida de mi amor viajero
es no verte y amarte como un ciego.
Tal vez consumirá la luz de Enero,
su rayo cruel, mi corazón entero,
robándome la llave del sosiego.
En esta historia sólo yo me muero
y moriré de amor porque te quiero,
porque te queiro, amor, a sangre y fuego.

giovedì 23 giugno 2011

venerdì 17 giugno 2011

Ragazze Reflex.

Le ragazze con la Reflex camminano per le strade di tutte le città. Indossano occhiali che portava mia mamma negli anni ottanta, troppo grandi per le loro facce magre. Sono alla disperata ricerca di superfici lucide e riflettenti, dalle quali ricavare dopo fatidico click un'immagine di loro stesse nel momento in cui si adoperano nell'atto che le autodefinisce: fotografano loro stesse fotografanti.
Poi alla ricerca della posa giusta, starnazzanti con contorno di amiche, si avventurano per parchi disadorni di alberi, dei quali immancabile è la foto del ciuffo d'erba, con messa a fuoco in primo piano e sfocatura dello sfondo, così che anche il più triste dei paesi del triste Canavese possa sembrare New York, o quantomeno Londra.
Traggono poi nettare vitale da centri commerciali, in cui esibirsi in pose da fessissima rivista patinata, tutte prese a cercare l'angolo giusto che ne metta in evidenza il seno o ne nasconda un fianco; le si ritrova così abbracciate a manichini o rampicanti su specchi, le altre s'intende, perché lei di dietro l'obiettivo, rigorosamente in bianco e nero (sinonimo d'alta fotografia), tutta presa a dar direttive e smanettare tra pulsanti rotelle e altre regolazioni coglie istanti di vita futilissima, istanti sbiaditi e sfocati.
E poi rincasano con le schiene ossute e chine sotto il peso dell'ingombrante macchina, ma soddisfatte, perché tra poco potranno compiacersi della pubblica ribalta delle loro fatiche, e tra il giubilo degli amici già studieranno nuove pose, magari con principi azzurri, pardon, bianchi e neri, o i più arditi seppiati, che fotograferanno assorti nei pensieri o, taluni, in fase di sbaciucchiamento dell'io fotografante.

giovedì 16 giugno 2011

Regalo.

Ti regalo in ordine sparso:
la mia collezione di bustine di zucchero,
l'ennesima poesia,
un nuovo taglio di capelli,
un peluche che non vorrai,
la figurina di Annoni
e quella di Ferrante,
una canzone stonata,
i primi cinque minuti di Quarto potere,
poca barba,
tonnellate di libri,
le labbra verdi per la granita alla menta,
il mio ego,
la pancia,
due o tre idee di poco conto,
il mio ateismo materialista,
la paura di volare
o meglio di cadere,
il mio odio sconfinato per il sale che si secca sulla pelle,
il mio protagonismo,
pantaloni e maglia abbinati male,
il mio sguardo sfuggente
e le unghie mangiate,
diversi abbonamenti in curva,
quattro o cinque battute brillanti,
un naso importante,
le poesie lette di nascosto
come giornaletti porno,
il mio essere di sinistra,
l'animo da rivoluzionario in poltrona,
l'abilità di contare la pasta,
l'incapacità di cucinare.

venerdì 10 giugno 2011

CO2 Neutral.

Surfeggiando sulla rete e soprattutto sbirciando su ApPunti Sparsi ho scovato questa fantastica iniziativa: "Il mio blog è carbon neutral" promossa da DoveConviene.it.
Lo scopo è quello di promuovere la forestazione attraverso la rete piantando un albero per ogni blog aderente all'iniziativa, in modo da eliminare le emissioni causate dai costi energetici di ogni pagina pubblicata sulla rete.

- Cosa significa "carbon neutral"?
L'obiettivo è quello di ridurre le emissioni di anidride carbonica.

- Come riduco le emissioni del mio blog?
Per ogni blog che aderisce al progetto viene piantato un albero, in questo modo viene neutralizzata la produzione di anidride carbonica di ciascun sito per 50 anni!


- Il mio blog produce anidride carbonica?
Secondo il Dr. Alexander Wissner-Gross, attivista ambientale e fisico di Harvard, un sito web produce una media di circa 0,02 g di CO2 per ogni visita.
Assumendo 15.000 pagine visite al mese, questo si traduce in 3,6 kg di CO2 l’anno.
Questa produzione è legata soprattutto al funzionamento dei server.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) calcola che un albero assorba ogni anno in media circa 10kg di CO2. Viene considerato prudentemente 5kg l’anno per ogni albero.


Come mostra il conto sopra indicato, ogni blog produce almeno 3,6kg di CO2 l’anno, un albero ne elimina 5 e vive in media 50 anni! Aiutando a piantarne uno si può continuare a scrivere sul proprio sito per il prossimo mezzo secolo senza danneggiare l'ambiente!

- Se vuoi partecipare segui queste semplici istruzioni:

1. Scrivi un post sul tuo blog su questa iniziativa di Doveconviene.it, dicendo che il tuo è un blog o sito ad impatto zero.

2. Scegli il bottone che preferisci tra quelli indicati e inseriscili sul tuo blog, ad esempio nella barra laterale.

3. Segnala il link del tuo post scrivendo a co2neutral@doveconviene.it

4. Verrà piantato un albero per te, rendendo il tuo blog a impatto zero di CO2 !

Dove vengono piantati gli alberi? 
Doveconviene.it pianta con te e il tuo blog degli alberi in partnership con www.iplantatree.org, iniziativa ecologica tedesca che ha già realizzato opere di riforestazione in diverse aree. Al momento, il progetto di riforestazione attivo è dislocato a Göritz e gli alberi che stanno piantando sono querce.
A Göritz, presso Coswig (regione di Saxony-Anhalt), è in corso un progetto abbastanza importante, con la piantagione di 27,000 alberi su 3,4 ettari. L'area è un terreno soggetto a forestazione per la prima volta e si trova sulla strada B107, sulla destra appena prima di arrivare appunto al piccolo villaggio di Göritz.
Per maggiori dettagli sul progetto, la scelta delle piante e l'ecosistema in cui si inserisce, visita I plant a tree.
-Chi promuove l'iniziativa?
Doveconviene.it raccoglie i volantini della principali catene commerciali (Mediaworld, Unieuro, Ikea solo per citarne alcune), in modo che gli utenti possano sfogliare i volantini e confrontare le offerte in un unico luogo prima di fare acquisti. Qualche esempio:

http://www.doveconviene.it/catena/unieuro - Volantino Unieuro

I volantini digitali, oltre a consentire di risparmiare tempo e denaro facendo acquisti, sono anche un’alternativa ecologica, pulita e trasparente di informazione verso i consumatori rispetto al volantinaggio cartaceo, che è una delle maggiori fonti di spreco di carta (ogni anno 500.000 tonnellate di carta vengono impiegate per stamparli, pari a 3 milioni di alberi).
Grazie ad internet ed ai volantini digitali è possibile quindi salvaguardare anche il nostro pianeta. Vantaggi per il consumatore, per le aziende e e anche per l’ambiente.

Insomma, io ho aderito entusiasta, e mi aspetto che anche voi vi facciate travolgere dall'onda verde di DoveConviene.it perché proprio dalla rete possa partire un messaggio ecologista che riesca finalmente a fare presa sulla gente!
Aloha bella gente.

mercoledì 1 giugno 2011

"Tabaccheria" di F. Pessoa

Non sono niente.

Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.

Finestre della mia stanza,
della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
(e se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
su una via inaccessibile a tutti i pensieri,
reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
con il mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
con il Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.

Oggi sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
da dentro la mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.

Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.

Sono fallito in tutto.
Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
e quando c'era, la gente era uguale all'altra.
Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
Genio? In questo momento
centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
e la storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
No, non credo in me.
In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
No, neppure in me...
in quante mansarde e non-mansarde del mondo
non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì, veramente alte, nobili e lucide -,
e forse realizzabili,
non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.

Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
e ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
Credere in me? No, nè in niente.

Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi cardiaci delle stelle,
abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
ci siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.

(Mangia cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia, bambina sporca, mangia!
Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la calligrafia rapida di questi versi,
portico crollato sull'Impossibile.
Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
e resto in casa senza camicia.

(Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
Dea greca, concepita come una statua viva,
o patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
o principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
o marchesa del Settecento, scollata e distante,
o celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
o non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
Il mio cuore è un secchio svuotato.
Come quelli che invocano spiriti invoco
me stesso ma non trovo niente.

Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
vedo gli esseri vivi vestiti che s'incrociano,
vedo i cani che anche loro esistono,
e tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
e tutto questo è straniero, come ogni cosa.
Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
e oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
e penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
(perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
e che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.

Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
e ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
Il domino che ho indossato era sbagliato.
Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
Quando ho voluto togliermi la maschera,
era incollata alla faccia.
Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
ero già invecchiato.
Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
come un cane tollerato dall'amministrazione
perchè inoffensivo
e scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
Essenza musicale dei miei versi inutili,
magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
e non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
calpestando la coscienza di esistere,
come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
o uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.

Ma il padrone della Tabaccheria s'è affacciato sulla porta e vi è rimasto.
Lo guardo con il fastidio della testa piegata male
e con il disagio dell'anima che sta intuendo.
Lui morirà ed io morirò.
Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Dopo un po' morirà la strada dove fu stata l'insegna,
E la lingua in cui furono scritti i versi.
Morirà poi il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
sempre una cosa di fronte all'altra,
sempre una cosa inutile quanto l'altra,
sempre l'impossibile, stupido come il reale,
sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè una cosa nè l'altra.

Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
e la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
Mi rialzo energico, convinto, umano,
con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
e assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
e mi godo, in un momento sensitivo e competente
la liberazione da tutte le speculazioni
e la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.

Poi mi allungo sulla sedia
e continuo a fumare.
Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
(Se sposassi la figlia della mia lavandaia
magari sarei felice.)
Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
Vado alla finestra.
L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
(Il padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves!, e l'universo
mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il padrone della Tabaccheria ha sorriso.