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giovedì 28 luglio 2011

"54" di Wu Ming.

More about 54
54 è la storia di Cary Grant che in realtà si chiama Archibald Leach ed è una spia della regina.
54 è la storia di Pierre (nato Robespierre) Capponi che è innamorato della donna di un altro, che cerca suo padre e che gestisce il bar Aurora col fratello Nicola a Bologna.
54 è la storia di Lucky Luciano e Steve Cemento, suo picciotto, che tenta di fotterlo.
54 è la storia di Mc Guffin, un televisore americano che percorrerà tutto lo stivale senza mai trasmettere nemmeno un immagine.
Il romanzo di Wu Ming (pseudonimo di un gruppo di autori bolognesi) non parla di dopoguerra, ma di un'altra guerra, sottile, da combattere ogni giorno, contro i fantasmi, contro i comunisti, contro i fascisti, contro se stessi, contro proprio marito, contro il proprio capo, contro tutti. 
In una trama complessa si erge il monolite della modernità alla deriva, il Mc Guffin, "televisore fuori dal comune" che non riesce a funzionare, come la società descritta da Wu Ming.
Perdono tutti in 54, ma tutti alla fine si sentiranno vincitori, perchè "in guerra quello che conta è sopravvivere".
Il romanzo tiene incollati ad ogni singola pagina, restituendo cristallina la maniacale attenzione del collettivo Wu Ming al minimo dettaglio, ad ogni singolo avvenimento storico.
Una lettura piacevole, un romanzo avvincente. Un'opera davvero riuscita.

martedì 26 luglio 2011

Egotismo e sesso anale.

Quello che mi dispiace è che il lurido verme schifoso V. F. (la leggessi anche solo io sta cosa col cazzo che cito il suo nome) abbia montato tutto questo casino solo per l'ennesima iniezione di pubblicità alla carta da culo che ogni mattina ammorba le edicole italiane. Perchè nemmeno un idiota totale (per esempio A. S. direttore della carta da culo di cui sopra) potrebbe scrivere o tantomeno pensare tale stronzata.
Per tanto a lui dedico il mio pensiero della buonanotte, una breve scenetta con cui chiudere serenamente la giornata.

Un'isola, V. F. in uniforme da poliziotto e cinquecento "negri" (cito V. F.) completamente nudi pronti a sodomizzarlo. Quando il novantaduesimo gli sta conficcando la sua immensa verga nell'ano ormai sfondato entro in scena e parlo con V. F., per fargli osservare come i "negri" (cito V. F.) che stanno aspettando di trapanargli il culo non stiano in una fila composta ma si accalchino e spintonino, per poter passare davanti agli altri e non doversi ritrovare ad inculare un cadavere. Che bruttura.
"Evidentemente l'uomo non ha, o forse ha perso nei secoli, l'abitudine e l'attitudine a combattere in favore della comunità della quale pure fa parte. In lui prevalgono l'egoismo e l'egotismo. Non è più capace di identificarsi con gli altri e di sacrificarsi per loro, probabilmente convinto che loro non si sacrificherebbero per lui".

martedì 19 luglio 2011

Sonetto d'amore XVII di P. Neruda.

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

sabato 16 luglio 2011

Lotta armata.

A testa bassa, sprofondata in se stessa, se ne sta rannicchiata in posizione fetale sui rigidi seggiolini del 16. Nelle orecchie, anzi, sulle orecchie, due cuffie eccessivamente grandi le sparano nel cervello musica ad alto volume.
Sono le sette di sera, ma Torino è estate ed è ancora giorno e fa ancora decisamente troppo caldo per tornare "nell'ampio loft semiarredato", ovvero il sottotetto che ogni mese le porta via un buon cinquanta per cento del misero stipendio da labraia.

mercoledì 13 luglio 2011

La grandine.

La grandine su Forno fa più male.
Perché a Forno c'è casa mia e la televisione m'ha insegnato a credere che la grandine cade sempre sulla casa di qualcun'altro.
Poi i chicchi sfondano le tue di tapparelle, mentre stai chiuso dentro casa, asserragliato come a Baghdad e capisci che tutto il mondo se ne sta li fuori, pronto ad arrivare fino a Forno Canavese, fino dentro casa tua.
Finisce la gioventù sotto la grandine e sotto i vetri di casa mia.

mercoledì 6 luglio 2011

I ricordi fanno gli occhi belli.

I ricordi fanno gli occhi belli,
perchè li riempiono di lacrime
e di sorrisi.
Poi distendono le labbra
e fanno digrignare i denti,
si soffre sempre un po'
quando si è felici.
Si soffre perchè allora
sembra sempre meglio di adesso,
perchè poi gli anni sono passati
e troverò un giorno dei capelli bianchi.
Mi godo, però, la gioia del ricordo,
dei bei tempi andati,
delle strade diverse
che ti portano lontano.
Mi si scalda un poco il cuore,
e rivedo un altro me steso
così uguale eppure diverso
dalla persona che sono diventato.
Ma ora torno al presente,
al Matteo di adesso
perchè quello di allora non tornerà mai.