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venerdì 26 agosto 2011

Robbè.


Addio campione, in Ciociaria avrai un'intera squadra di bambini ad aiutarti a cercare il tuo orecchino scomparso.




mercoledì 24 agosto 2011

"Il pugnale" di Jorge Luis Borges.

In un cassetto c'è un pugnale.

Fu temprato a Toledo, sul finire del secolo scorso; Luis Meliàn Lafinur lo diede a mio padre, che lo portò dall'Uruguay; Evaristo Carriego l'ebbe qualche volta in mano.

Quanti lo vedono, non possono fare a meno di giocherellarci un po'; si intuisce che andavano cercandolo da tempo; la mano s'affretta a stringere l'impugnatura che l'attende; la lama obbediente e poderosa scivola nel fodero con precisione.

Ben altro vuole il pugnale.

E' più di un semplice oggetto di metallo; gli uomini lo pensarono e lo forgiarono a un fine ben preciso; è, in qualche modo eterno, il pugnale che ieri notte ha ucciso un uomo a Tacuarembò, e i pugnali che uccisero Cesare. Vuole uccidere, vuole colpire inaspettato, vuole spargere sangue ancora palpitante.

In un cassetto della scrivania, fra lettere e scartoffie, interminabilmente sogna, il pugnale, il suo naturale sogno di tigre, e la mano si anima nell'alzarlo perchè il metallo si anima, il metallo che avverte a ogni contatto l'omicida per cui gli uomini lo crearono.

A volte mi fa pena. Tanta durezza, tanta fede, tanta impassibile o innocente superbia, e gli anni passano, inutili.

martedì 23 agosto 2011

Mario.

A pensarci bene a Mario era meglio non dirlo quanto fosse facile spararsi un colpo in testa. Quasi come era meglio non entrare nella sua stanza dopo quel botto infernale.
Pezzi di cervello sulla parete di fronte alla finestra. Il letto fatto sporcato da schizzi di sangue. I capelli, i suoi capelli lunghi e folti formavano un macabro disegno su quel poco di testa che rimaneva attaccata al corpo. Cristo Mario, dovevi proprio usare un fucile? hai fatto un casino della madonna e ora tocca a me ripulire.

giovedì 4 agosto 2011

Dueagostottanta.



Giusva Fioravanti e Francesca Mambro passeggiano per le strade d'Italia.
I mandanti, tuttora sconosciuti continuano nell'ombra ad esercitare il potere e controllare l'intera nazione.
I morti restano morti come allora, dimenticati dalle istituzioni e dalla maggior parte della nazione.
Bisogna ammetterlo, hanno vinto loro.