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martedì 23 agosto 2011

Mario.

A pensarci bene a Mario era meglio non dirlo quanto fosse facile spararsi un colpo in testa. Quasi come era meglio non entrare nella sua stanza dopo quel botto infernale.
Pezzi di cervello sulla parete di fronte alla finestra. Il letto fatto sporcato da schizzi di sangue. I capelli, i suoi capelli lunghi e folti formavano un macabro disegno su quel poco di testa che rimaneva attaccata al corpo. Cristo Mario, dovevi proprio usare un fucile? hai fatto un casino della madonna e ora tocca a me ripulire.
Sangue ovunque, non riuscirò mai a pulire tutto, e poi cazzo, dove lo metto un corpo sanguinante alle tre del pomeriggio. Quella stronza della signora Pomini guarda sempre dallo spioncino e se provo a trascinarlo fuori sicuramente mi becca. Devo chiamare Andrea, lui a quest'ora non lavora e potrebbe darmi una mano. Porca troia, sono fatto, sto nuotando nel sangue, Andrea non risponde e ho una fame terribile. Metto i pezzi di cervello dentro un sacco dell'immondizia e mentre vado in cucina per cercare altri stracci addento una mela. Cazzo, l'ho toccata con le mani e l'ho sporcata di sangue, che a me non fa schifo il sangue, ma è quello di un morto ed è troppo, davvero troppo anche per me.
Lavo la mela. Mangio la mela. Torno a pulire.
Andrea, quel figliodiputtana non risponde al telefono, il mio cellulare è completamente sporco di sangue, io sono sporco di sangue, la casa è sporca di sangue. Cazzo, c'è sangue ovunque, sento il panico prendermi al petto. Cazzo cazzo cazzo, questo pezzo di merda si è sparato e io dovevo solo chiamare l'ambulanza, dire che il mio compagno di stanza depresso si era messo una canna di fucile in bocca ed avrebbero pensato a tutto loro. Fottuta eroina che non mi lascia pensare.
Ora che caso faccio, penseranno che gli ho sparato io, penseranno che sto nascondendo un cadavere, invece sto figliodiputtana ha fatto tutto da solo, io ero di là con la siringa nel braccio a guardare la mia fottuta televisione.
Cazzo, pensa, cazzo, pensa. Cazzo. Continuo a pulire, ma il sangue invece di diminuire aumenta, perché lo sto spargendo in tutta la casa. Merda. Merda. Merda.
E Andrea lurido bastardo non risponde, starà scopando con qualcuna di quelle zoccolate che rimedia sempre davanti all'università: una volta ci andavamo anche io e Marco, ma poi la depressione e la roba, e quelle puttane con la puzza sotto il naso non apprezzavano le nostre poche docce mensili. Mentre Andrea con i suoi modi da figliodipapà se le scopava una dietro l'altra, sembra abbia una calamita attaccata al cazzo quel bastardo. Era stato così anche ai tempi delle scuole, io e gli altri a farci delle gran seghe mentre lui con il suo sorrisetto del cazzo riusciva a scoparsi mezzo l'istituto. Cazzo che bei tempi, non c'erano problemi, con la paghetta ci si comprava il fumo e poi dopo la scuola andavamo a sfondarci al parco, magari allungando un po' con la birra calda che vendevano nel supermercato lì dietro. Senza pensieri e soprattutto senza il sangue del fottuto figlioditroia che si è sparato in testa sparso per tutto l'appartamento.
Due pillole al giorno e vedrà che la tristezza le passa, aveva detto il medico, ma Marco non voleva prenderle e così ogni giorno era sempre più triste, sempre più avvitato su e stesso, sempre più vicino al click che avrebbe portato lui al creatore e me inginocchiato sul pavimento a pulire sangue e pensare a come sbarazzarmi del cadavere.
Cazzo Andrea rispondi! Lascia stare puttanelle varie e vieni ad aiutarmi, come facevo io quando non riuscivi a capire la fottuta matematica ed allora ti spiegavo come fare i problemi del cazzo. Io c'ero sempre, ora tocca a te stronzo, quindi rispondi al tuo merdosissimo cellulare e vieni ad aiutarmi. Cazzo, me lo devi, è per colpa tua se abbiamo cominciato a bucarci, e Mario è andato in depressione, e io sono qui in mezzo al suo sangue. Sei tu che ci hai fatto provare e sei tu che hai detto a Mario che ti sei scopato Alessia, che lo sapevi che lui ci moriva dietro, così lui ha smesso di mangiare e si bucava il triplo rispetto a prima e poi è finito in clinica. Ce lo devi pezzo di merda.
Vaffanculo segreteria telefonica. Vaffanculo Andrea. Devo tagliarlo a pezzi e poi lo porto via un po' alla volta come fosse normale immondizia. Perché cazzo non ho chiamato il 118. Potevo buttare la roba da quattro soldi che mi ero comprato nel cesso e farmi un caffè per riprendermi: sarebbe tutto finito, avrei anche potuto per un po' fare la parte di quello affranto per aver perso un amico. Che poi io e Mario davvero amici non lo siamo stati mai, lui con le sue letture impegnate e la sua aria bohémienne, io con la mia mentalità da ingegnere. Cazzo merda cazzo. Andrea rispondi. Mario non aveva mai avuto amici, troppo preso da sé per regalare un po' d'attenzione anche agli altri, soprattutto a me, che gli andavo a genio solo perché mia madre mi aveva lasciato in eredità questo buco con una stanza dove lui poteva dormire. Vaffanculo, invece che un grazie per l'ospitalità ha deciso di salutarmi con questo bel casino. Sempre più sangue sul pavimento, sempre più panico. Cazzo cazzo cazzo.
Mi alzo, devo cercare qualcosa che tagli la carne e le ossa. Un trinciapollo gigante. Sorrido. Vaffanculo a tutti. Da domani me ne vado. Dico a tutti che io e Mario ce ne andiamo assieme. Tanto non fregherà a nessuno che sia morto.
Potrei andare in Messico, o in Argentina.

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