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domenica 2 ottobre 2011

La teatralità della ciambella imburrata.

Doveva esordire con "Ciao sono Luca" e non perdersi come al solito e balbettare qualche sillaba sconnessa. Lei dal canto suo poteva evitare che lo stacco di coscia fosse così vertiginoso da far cadere la mandibola a metà del locale.
Io, in disparte annotavo l'ennesima sconfitta in partenza di lui e che avrei dovuto chiedere il numero a quella sventola in minigonna nera. Daniele nel frattempo puliva con lo straccio il bancone, con gesto meccanico, abituale e poi di corsa a preparare un caffè per Francesca che aspetta un bambino ma non ne vuole sapere di smetterla con quella sozzeria nera che la fa incazzare e poi non la fa dormire, e così lui deve sorbirsela tutta la notte.
Questo era esattamente tre anni fa, ora la sventola in minigonna ha assunto le sembianze di Sonia, ragazza di Mattia, che è uno che quella sera non c'era, perché non è sempre come nei film che nella prima scena ci sono tutti i protagonisti così poi uno se se li dimentica basta che corre a capitolo uno e li ritrova tutti. Comunque Mattia è uno che di lavoro fa il calciatore, quindi ora è al bar perché ha appena perso la partita (e ha pure giocato di merda) e vuole bere un po', e soprattutto vuole far vedere a tutti che sta con la sventola che tre anni fa faceva girare la testa a tutti, che poi è stata con Luca, anche se lui la prima sera aveva balbettato solo qualche parola, ma che poi l'ha mollato per mettersi con lui che si può permettere di pagarle la vacanza in Sicilia dove piace a lei e che le ha regalato l'anello di fidanzamento con un diamante così grosso che quasi le casca il dito.
Io, sempre in disparte, osservo il piccolo Jason (che cazzo di nome per un bambino) che fa i capricci perché la mamma è indaffarata dietro al bancone e non può farlo giocare, mentre il papà è sempre al solito posto, a intasare caffè e a pulire il bancone, che se l'avessimo misurato tre anni ora potremmo vedere che ne ha consumati almeno due centimetri. Me ne sto in disparte per due motivi, il primo è che mi piace guardare le persone e le loro vite, ecco, mi piace guardare la gente che vive la vita, mentre io giorno per giorno a guardare gli altri butto la mia; e poi perché mica li conosco questi qui, io però mi piazzo lì e li osservo, e ora so più cose sulla loro vita che quante ne sappiano loro.
Per esempio so che Daniele a Sonia le strapperebbe di dosso gonna mutande e tutto, ma ha sempre il cane da guardia dietro, come un'ombra che incute timore e rispetto dell'impegno coniugale, e così strozza sul nascere il peccaminoso desiderio. Francesca, invece, anche se con Daniele fa la gelosa ha avuto una mezza cosa con Mattia, il calciatore, che però poi non se n'è concluso niente, perché lei alla fine a Daniele gli vuole bene e allora resta là dietro il bancone a guardarlo passare lo straccio e a sperare che anche questo mese si riescano a mettere assieme i quattro soldi per l'affitto.
Poi alle undici se ne vanno tutti, che il bar chiude, io così me ne ritorno triste e solo a casa mia. Poso la giacca e slaccio il nodo alla cravatta. Penso a cosa faranno quelli che la vita la vivono invece che subirla. Penso a Mattia che nonostante la sconfitta si starà sbattendo il sogno di tutti, penso a Luca che sembra veramente depresso in questo periodo, ma che tutti dicono che si sbatte la ragazza di un altro, e che se questo lo viene a sapere lo riempie di botte. Poi penso a cosa si potrebbe raccontare della mia di vita. Niente. E allora torno alle vite degli altri, schiaccio il bottone rosso del mio registratore e comincio a registrare tutto quello che ho visto in giornata.
Domani è domenica, il bar è chiuso e così lo sono io. Resterò in casa a pensare a loro. A pensare alla loro vita, perché vivere la mia costa davvero troppa fatica.

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