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lunedì 21 novembre 2011

"La scopa del sistema" di David Foster Wallace

La storia di una calamita.
Le storie di una calamita.
Una calamita attira storie. Storie che sono come limatura di ferro che corre e spinge per raggiungere la calamita, restandone però separata da quell'impercettibile spessore di carta, una distanza incolmabile, infinita.
La storia di una calamita, che messa sotto ad uno spessore di carta ne rimane irrimediabilmente nascosta: definita esclusivamente dalla limatura di ferro (le storie) che le si affolla attorno.
La storia di un amore folle, smisurato, smodato. La storia di un vestito viola. La storia di un uomo che sogna di ingurgitare l'intero mondo. La storia di dell'Anticristo, che ha perso la gamba venendo espulso dall'io della madre come un proiettile. La storia di Vlad l'Imperatore e la storia di Lenore Beadsman, entrambe.
Il racconto è una moltitudine di racconti, e i racconti raccontano di racconti raccontati dai protagonisti del racconto.
"La scopa del sistema" è la celebrazione del racconto come dio creatore, e così la protagonista si ritrova ad esistere solo in quanto punto centrale delle molteplici storie, nonostante il Dr Jay dietro alla sua maschera antigas lo neghi. L'antitesi del romanzo di formazione e l'antitesi del romanzo stesso: la parola scritta che crea una storia che si annichilisce in se stessa.
David Foster Wallace riesce nell'impresa di ideare il più grande romanzo degli ultimi vent'anni ed al contempo una storia senza senso. La magia della parola e delle storie. Niente meno.

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