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domenica 11 dicembre 2011

Il bello.

Pettinati i diciotto capelli con una dose di gel sufficiente ad aggiustare la capigliatura di mezzo Canavese, l'uomo da rimorchio salta sulla sua panda-mille-e-cento-fair: otto minuti e sarà davanti a casa del suo inseparabile compagno: la spalla.
La spalla indossa una camicia di un improponibile rosso e pantaloni neri a vita così alta da sembrare ancorati ai capezzoli; emette profumo Dolce&Gabbana ad ogni movimento e sfoggia una capigliatura da febbre del sabato sera. Con lui il terzo personaggio, immancabile per un buon rimorchio: il brutto. Questo ha l'unica funzione di ricordare alla donne della zona che il mondo offre uomini certo peggiori dell'uomo da rimorchio e della sua spalla. Il brutto ha, in ordine sparso, occhiali, brufoli, strabismo, alito pesante, logorrea, capelli grassi, sei dita nella mano destra, un tic nervoso che lo porta a scaccolarsi ogni cinque secondi ed è, soprattutto, sprovvisto d'autostima, fatto che lo porta a venerare i due altri esemplari come fossero divinità.
In una nube di profumo D&G la Panda sfreccia, anzi caracolla, verso il Locale. Questo non è tanto un locale in muratura dove vengono serviti alcolici, ma un luogo dell'anima, un'entità metafisica in cui anime solitarie si incontrano, un Altro dove l'idee platonica di bellezza è bandita, o quantomeno stordita da quantità eccessive di superalcolici.
Nel Locale ad un tavolo siedono quattro donne, sul tavolo stesso appoggiano i generosi seni di una delle quattro avventrici. All'afrore di D&G gli sguardi delle quattro non-più-giovanissime signore vengono attratti dai tre gonzi che trionfanti incedono verso un tavolo in zona non fumatori.
Il rituale d'amore non è da raccontare, sono sguardi e ammiccamenti e seni sempre più esposti allo sguardo indiscreto e peccaminoso dell'uomo da rimorchio, mentre una ma-dai-non-l-avrei-mai-detto cinquantenne civetta con sguardo languido e specchia se stessa nella lucida cintura ascellare della spalla.
Loro, in fin dei conti, hanno davvero capito il mondo.

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