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domenica 22 gennaio 2012

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve.

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La trama è questa: un vecchio centenario scappa dalla casa di cura il giorno del suo compleanno, in tanti troppi lo rincorrono: polizia, malavitosi e soprattutto la Storia.
Un uomo diagonale, un po' Forrest Gump e un po' Enrico Fermi che scorrazza per tutta la Svezia e per tutto il mondo spinto dall'irresistibile forza del caos. A fiancheggiarlo nella sua fuga anziani dalla fedina penale poco pulita, proprietari di chioschi onniscienti ma mai laureatisi, befane e pure elefanti.
Un vortice di personaggi e storie, di Franco, Stalin, Mao ed Einstein che strappano per le prime duecento pagine il sorriso.
Poi il libro non svolta e si accascia su se stesso ripetendo per altre 250 pagine la stessa litania, trasformando sorrisi e compiacimento in sbadigli e un po' di noia.
Non un brutto libro, assolutamente, ma se questo (assieme all'immancabile giallo) è il meglio che si riesca ad importare dalla Scandinavia, allora si può dire che "c'è del marcio in Svezia".
Tirando le somme una buona compagnia in un sabato pomeriggio uggioso, o sotto un immancabile ombrellone (potrebbero allegarli a certi libri), ma certo un romanzo che scivolerà presto via dalla vostra memoria: peccato, perché il coraggio di terminarlo come racconto lungo lo avrebbe sicuramente aiutato.

lunedì 9 gennaio 2012

Recensione di "Blood"


"All'arrivo della Polizia la scena del crimine si presentava agghiacciante come quando l'inserviente dell'ospedale Mauriziano aveva aperto per la prima volta quella mattina le porte del Laboratorio Analisi.
Un uomo con camice da dottore giaceva al centro della stanza, letteralmente svuotato delle sue viscere. L'assassino si era preso la briga di operare un taglio sull'addome e di estrarne minuziosamente tutto l'intestino per poi avvolgerglielo intorno al collo, come a volerlo impiccare con le sue stesse interiora.
E poi quell'inquietante scritta "P.S." ai piedi del cadavere, come se l'assassino, quel pazzo fottuto, avesse voluto aggiungere qualcosa. O forse era una firma.
Il commissario Luca Aniello guardava i suoi uomini entrare e poi immediatamente dopo uscire di corsa per andare a vomitasi l'anima nel bagno vicino.
Il RIS non era ancora arrivato ma non c'era alcun dubbio che fosse un omicidio, un fottuto omicidio, il secondo di questa settimana nella provincia di Torino, il secondo con una tale dose di sadismo, il secondo bagno di sangue.
Solo tre giorni prima infatti era dovuto andare in provincia, nel Canavese che tanto odiava, tra le fabbriche e quello schifoso dialetto piemontese, perché un fottuto malato di mente, forse lo stesso malato di mente, aveva prima gambizzato e poi ucciso l'istruttore di una palestra.
Aniello odiava il sangue, odiava gli omicidi e odiava i fottuti malati di mente, che lo tenevano lontano dal suo ufficio caldo e dalla macchinetta del caffè."

Questo l'inizio di "Blood" nuovo romanzo di Mario Chelvaso che promette di essere l'ennesimo successo editoriale dello scrittore piemontese. In un genere misto tra indagine poliziesca e critica sociale, seguiremo le avventure del commissario Aniello attraverso la provincia canavesana: la sua facciata perbenista, e i suoi loschi retroscena. In una girandola di personaggi e sospetti impareremo a dubitare di tutti e credere a nessuno: Mattia è davvero così buono? E davvero Matteo e Carlo giocavano a calcetto quella sera? E qual è il ruolo del santone Paolo e della sua setta? E perché Stefano è tornato dalla Germania proprio quella sera?

Quattrocento pagine di dubbi, per "il miglior thriller della storia".



Romina Savona

"La valle dell'Eden" di J. Steinbeck

Caino e Abele sono due fratelli. Caleb e Aron sono due fratelli. Adam e Charles sono due fratelli.
Ognuno di questi vive sotto il peso di uno storia già scritta: una storia di morte e di sofferenza, d'amore e di passione.
Il cuore del romanzo è tutto qui: la possibilità dell'uomo di fuggire da un destino evidente grazie al libero arbitrio.
La valle di Salinas è un Eden all'incontrario, dove Adam viene spinto da un demonio dagli occhi azzurri e i capelli biondi di una donna malvagia (la Kate - Cathy fisica rappresentazione dell'ineluttabilità del destino). Ad attenderlo c'è il tuttologo tuttofare Samuel Hamilton, con il suo accento irlandese, la sua famiglia numerosa, la sua Lisa tenacemente fedele alla Bibbia, la sua terra arida ed avara: è dal povero immigrato irlandese che sorge il dubbio riguardo la possibilità dell'uomo di scegliere il proprio destino.
Nodo risulto da Li, servo cantonese dall'infinita saggezza che porta la soluzione: l'uomo può scegliere la propria strada, può liberarsi dal peccato ma questo non è un obbligo o una certezza, ma una libertà che occorre conquistare giorno dopo giorno.
Steinbeck affianca la Bibbia per poi liberarsene superandola, sancendo la vittoria dell'uomo e della sua sofferenza sulla macchia del peccato. Un romanzo grande e potente, che affianca ad una narrazione rigorosa ed elegante momenti di altissima poesia: assolutamente tra i cinque più grandi romanzi del Novecento.