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domenica 17 giugno 2012

"Tempo fuor di sesto" di P. K. Dick

Dick è Dio.
E come ogni Dio ha creato un mondo. Troppo piccolo e allo stesso tempo troppo grande.
E' il mondo perfetto dell'infanzia felice, del sogno americano, del dollaro per comprarsi la gomma da masticare. Il mondo fatto di buoni rapporti coi vicini, del negozio di frutta e verdura, di una città autosufficiente e di un'eterna pace e felicità.
Ma se poi non fosse tutto vero? Se un giorno Ragle Gumm smettesse di risolvere il concorso cel quotidiano locale il mondo potrebbe davvero finire.
E' qui il nocciolo del libro: il mondo gira intorno a noi. Punto. O punto interrogativo?
Un viaggio allucinato attraverso il confine della realtà, ad affrontare un mondo "esterno" (e mai come ora lo è in tutti i sensi) nel quale capire se si è demiurgi o semplicemente spettatori. La grande domanda dell'esistenza: se io non ci fossi che sarebbe del mondo?
La risposta schizoide di Dick è il manifesto della fine degli splendidi anni cinquanta ("l'età dell'oro") e l'inizio di un epoca di domande e riflessioni.
Pronti a salire sulla prossima astronave, lunatici?

Polaroid.

Piccolo brano con dedica.

Alla manica di stronzi vestiti tutti uguali che all'Hiroshima se hai la camicia ti guardano male.
E ai loro discorsi del cazzo mentre io sto aspettando di entrare: le vostre macchine fotografiche ficcatevele nel culo.


Amore mio, ti amo meglio in una Polaroid.
Sguardi rivolti dall'altra parte; effetto Lomo.
Ho le calze a righe arancioni, tu mettiti un cappello stravagante e il foulard rosa che risaltano gli occhi.
Voglio una foto in un prato, con noi due soli ed il sole che tramonta.
Poi quella dove io salto e anche una tua con gli occhiali da sole presa dal basso.
Amore mio, amiamoci in prestito.
Come le nostre idee e le nostre passioni.
Portami al mare amore mio, che Giulia ha delle foto che voglio fare anche io.
Al ristorante cinese la foto del sushi, in gelateria della tua coppa.
Amiamoci come tutti gli altri, che ad amarsi in mille è molto meglio.
Eleviamoci al tempio dell'apparenza e dell'ostentazione.
Sposiamoci, e arrediamo casa nostra con le cose del Balon.
Vivremo del nostro amore e delle serate e delle foto e delle vacanze e delle scarpe e della giacca e del vino e del ristoranti e del cellulare.
Odieremo i borghesi benpensanti, sfideremo il conformismo con altro conformismo: conformiamoci all'anticonformismo amore mio.
Ascolteremo i concerti di gruppi indie e rideremo di quelli che non sono come noi.
Ma non lo sanno che non si va in camicia ai concerti?
Leggeremo i romanzi più intelligenti e odieremo i classici e la fantascienza.
E poi nuove e migliori idee in prestito amore mio.
Fino a non essere più nulla, ma solo un'altra faccia dell'anticonformismo.
Belli, sempre controluce.
Avremo sempre la posa e la faccia giusta per ogni situazione.
Mangeremo solo in "bellissimi localini sconosciuti".
E rideremo di gusto di quegli amici che vanno in pizzeria.
Amore mio, viviamo la nostra vita da Polaroid.
Con effetto Lomo, s'intende.