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domenica 29 luglio 2012

Il grande giorno.

Ragazzo mio è arrivato il momento. Oggi compi dodici anni, ed è giusto che un padre a quest'età renda suo figlio un vero uomo.
Tieni questa è la chiave della porta del garage: è una chiave che ho solo io. Lo sai benissimo.
Tua madre, finché è stata qui ne è stata sempre irrimediabilmente esclusa. Il garage, ragazzo, è il luogo dell'anima per ogni uomo: non permettere mai ad una donna di entrare nel tuo garage. Se ci fosse un Dio, ragazzo, avrebbe avuto bisogno di un solo, unico, comandamento: le donne non possono estrarre nei garage.
Quella è la toppa: la toppa di un garage, ragazzo, è come una donna. Forse non capisci quello che ti dico, ma devi avere la giusta dose di delicatezza per fare in modo che lei accetti la tua chiave, ma poi essere sufficientemente ruvido da farle capire che lei rimane esclusivamente una toppa, mentre sei tu ad avere la chiave e a decidere quando aprire e quando chiudere.
Sono quei cazzo di telefilm che hanno bruciato il cervello a tua madre. Donne con le tette rifatte e che se ne stanno tutti il giorno a non fare niente, solo a cercare di montarsi il vicino di turno. Ma non siamo qui per parlare di lei: ha fatto la sua scelta, e noi in qualche modo l'abbiamo accettata. Lo so che quest'anno non ho dato il meglio di me, e che tu eri sveglio alcune volte che tornavo a casa con certe signore. Però cazzo, ti ho detto con delicatezza, è una chiave logora e fatica ad entrare, devi essere tu a comandarla, tu a decidere cosa lei deve fare: usala con dolcezza, cazzo. E poi anche quelle birre abbandonate in giro: lo so che non è stato facile, ma devi capire che per un uomo come me non è facile superare quello che è successo. Quella puttana. No, dai, lo so che non vuoi che la chiami così, e dai hai dodici cazzo di anni, smettila con quei lacrimoni, siamo uomini, dai apri quella dannata porta: oggi è una giornata solo per noi.
Senti il rumore della chiave che penetra dolce all'interno, è come se tutta la struttura ne gioisse. Bene, ora devi girare con delicatezza ma con decisione, senza rallentare: le serrature vecchie sono scorbutiche quando maneggiate da mani inesperte. Pensa alla serratura, dai. A quello che c'è dentro ci penseremo dopo. Ho portato due birre e due sigarette: è giusto che questo lo faccia con tuo padre: sono io che devo farti diventare un uomo. Cazzo, devo dirtelo, ho avuto paura per un po' che mi diventassi un frocetto come il ragazzo che vive dall'altra parte, quello sempre chiuso in casa a giocare a quei giochi del computer come un imbecille. Poi ti ho visto sul campo di calcio: lui che ti punta col pallone tra i piedi, quasi timoroso, e tu che con cattiveria gli porti via la palla con un piede, mentre con l'altra gli dai un calcio che lo fa uscire dal campo. Cazzo, sarai qualcuno un giorno. Piscierai in testa a quei ragazzi della tua scuola con le loro stranissime scarpe alla moda e le loro madri su quelle macchine enormi. Se n'è comprata una anche quel bastardo che si scopa tua madre. Ok, scusa ragazzo, mi dispiace, lo sai. Ma sai anche quanto mi fa male vederla con quell'altro: quello stronzo, so che lo odi come me. Bravo ragazzo, è l'odio che ti spingerà lontano da questo posto: odia tutti i bastardi luridi schifosi che vivono in questo postaccio. Bene hai aperto la porta. Hai davvero un'ottima mano ragazzo. Ecco non ci resta che spingere la porta ed entrare: mi raccomando ragazzo. Ricorderai oggi per tutto il resto della tua vita. Il mio ragazzo. Noi due, due uomini. E vaffanculo a tutti gli altri: basteremo uno all'altro.
Dai spingiamo questa porta: è il grande giorno, il grande momento.

sabato 21 luglio 2012

Un'eroina.

La bambina di sedici anni stava stesa al suo fianco.
Entrambi nudi.
Di lei si potevano distinguere distintamente i seni duri e nervosi rivolti verso il soffitto. Lui, era avvolto nei suoi trent'anni di uomo bianco con un lavoro normale e in una cappa di sudore. Lei zitta non parlava, mentre lui con calma scaldava quel poco di eroina che restava in un cucchiaino che sicuramente doveva servire per il tè.
La siringa appoggiata sul comodino, lui scaldava e rassicurava la sua giovane compagna che non sarebbe stato male e che se uno non la prova non può poi nemmeno dire che no vada bene usarla.
A lui l'eroina faceva un effetto splendido: mentre il suo corpo materiale si disgregava lentamente, ovvero la pelle diventava sempre più cadente ed i capelli radi, ogni fibra al suo interno era tesa e vitale. Un'erezione a corpo intero, l'emozione più bella dell'intera vita.
Non avevano fatto sesso, e con buona probabilità non l'avrebbero fatto nemmeno dopo, ma era riuscito a farsi fare una sega, e per lui era più che sufficiente: aveva esclusivamente bisogno di farsi in compagnia, perché solo i drogati si bucano da soli.
Lei, sedici anni capelli biondi e sguardo da ragazza che si finge cresciuta ora cominciava ad avere davvero paura; era convinta che l'avesse rimorchiata per fare sesso, ma ora voleva che lei si bucasse e a lei proprio non andava. Non le piacevano le droghe, qualche spinello lo fumava certo ma quello era solo per sciogliersi un po' prima della serata.
Quella era droga vera, voleva scappare, ma era terrorizzata dal tipo che l'aveva rimorchiata.
Lui intanto, completamente assorto nell'operazione aveva ordinatamente riposto il cucchiaino dopo averne assorbito il contenuto con la siringa: era pronto ad iniziare la danza.
Senza alcuna galanteria le aveva detto: prima io, poi tanto non ho problema ad aiutare anche te.
L'ago era penetrato lentamente nel braccio, e poi il liquido caldo era entrato nelle vene. Dentro di lui un'esplosione orgiastica: gioia pura venduta da un libanese dietro l'angolo.
Aveva emesso un rantolo di soddisfatto piacere, i muscoli tesi, aveva fatto uscire l'ago e l'aveva offerto a lei, sempre più pallida e sprofondata nel suo angolo di letto.
Doveva uscire con ragazzi della sua età era veramente stata stupida quella sera, ed ora rischiava di rovinarsi per sempre la vita.
Lui aveva perso completamente ogni interesse per lei e aveva cominciato un discorso insensato sulla vera essenza della natura umana:
-Tu non capisci. L'uomo sbaglia nel porsi la domanda fondamentale dell'esistenza. Voi giovani tutti concentrati su una marea di stronzate, perdete di vista le priorità.
L'uomo, noi, io e te non abbiamo un fine e nemmeno un principio: ci illudiamo di essere noi a dover trovare un senso alla vita quando questo ci è totalmente precluso. Dio cerca il senso della vita: noi non siamo altro che il mezzo; burattini in mano ad un burattinaio; casi di test dell'esistenza. E' inutile bambina sbracciarsi ed affannarsi, siamo cavie e da cavie moriremo, senza motivo esattamente come siamo nati.-

I suoi discorsi le avevano dato l'opportunità di alzarsi e cominciare a vestirsi: lui in totale tranche continuava a blaterare, mentre il suo corpo si abbandonava sempre più all'abbraccio del materasso.
Completamente vestita era rimasta dieci minuti a guardarlo: aveva cominciato a dimenarsi, come volesse liberare un'anima così enorme da un corpo così insignificante. Una lotta feroce che però aveva visto l'anima sconfitta quietarsi, pronta a ritornare a graffiare alla prossima iniezione di benzina.
Lo aveva abbandonato lì senza alcun rimorso: a sedici anni è difficile capire quando una persona sta morendo, e lui, anche se molto lentamente lo stava facendo.
Avrebbe scelto il modo migliore: addormentandosi al volante completamente fatto aveva terminato quell'esistenza combattuta sul palo AF003 di un'insignificante strada statale dimenticata nel nulla.
Alcuni amici il giorno dopo avrebbero portato dei fiori, per poi tornare a cercare i loro pali.
Lei dopo quella sera non ha più rimorchiato sconosciuti intriganti con la maglietta dei Sonic Youth a delle feste a bordo piscina.