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lunedì 27 agosto 2012

Cartoline.

Frammenti di vacanze pseudo-borghesi dove la crisi non si vede e le foto dei cocktail si sprecano.

Il sapone sulla sua schiena per entrare meglio in docce troppo piccole per poter contenere due persone.

I poker di jolly, che belli miei non fanno vincere le guerre ma solo le battaglie. Chiedi a Napoleone baby.

Corpi sudati che provano improbabili compenetrazioni con l'asfalto, le ferite e le automobili che ti sfrecciano a lato come se fossi caduto in autostrada.

Baffuti grassi e sudati uomini in costume a mutanda sedotti da pragliesche sirene.

"Staggami dalla foto che ho una reputazione". Lo sappiamo benissimo che non ne hai mai avuta una.

Pelle bianca che solo Photoshop saprà scurire.

Pasta. Panna panna panna. Parmigiano parmigiano parmigiano parmigiano parmigiano parmigiano parmigiano parmigiano parmigiano.

Alessandro.

Un grazie di cuore. Mi ricorderò di voi guardando le foto.
Grandi cose ha fatto il signore per noi.

lunedì 6 agosto 2012

Neve ad agosto.

Cose che a raccontarle in giro non ci crederebbe nessuno. Quando avevo ventisei anni ho visto nevicare ad agosto a Forno Canavese. Ho un amico che mi dice che dovrei parlare di posti più suggestivi: mica Holden è scappato dietro il campo santo a Pertusio.
Ma alla fine alle persone piccole calzano a pennello storie piccole, per dire mica potrei scrivere Guerra e Pace io: posso raccontare però di quella volta che ad agosto a Forno ha nevicato.
"Al lettore medio non importa del significato più profondo e del messaggio: vuole intrattenimento." E' come il telespettatore medio, vuole macchine che esplodono e reggiseni strettissimi pronti ad esplodere sotto la devastante pressione di due tette al silicone.
Ma non voglio divagare: ci siamo io, Forno e la neve. Sicuramente ci sono un mucchio di altre persone che stanno sicuramente facendo un mucchio di altre cose, per esempio c'è sicuramente un ragazzino di tredici anni che si sta masturbando guardando qualche filmino porno su un computer e anche una casalinga incazzata nera perché il marito non è ancora rientrato e il pollo si fredda. E' sempre questo il problema delle storie, bisogna in qualche modo circoscriverle: Forno è un piccolo paese eppure anche a volerlo sarebbe impossibile raccontare la storia di tutti quelli che ci abitano. Che mente geniale ed immensa quella che riuscirà per la prima volta a concepire la storia dell'intero mondo. Da ragazzo ci pensavo spesso alle storie che si intrecciano e sognavo un giorno di raccontarne una che le racchiudesse tutte: ora ho accettato la mia sconfitta nei confronti della vastità del racconto e mi sono specializzato in piccole storie. Immagino cartoline, polaroid. Sono giunto a una forma di nichilismo letterario che mi porta in una spirale di storie sempre più piccole ed insignificanti. "La sconfitta dell'uomo di fronte alla vastità del mondo" direbbe un critico entusiasta, probabilmente dopo la mia morte in un tragico incidente con delle anfetamine. "Pigrizia" ha sentenziato Chiara, che tutto sommato mi conosce bene e non ha poi mancato di molto il bersaglio. Lei è la stessa che continua a dirmi che i racconti non hanno senso, che se uno scrive deve voler raccontare una storia e che una storia deve essere sicuramente più lunga di due pagine. E io che in fondo l'ho sempre pensato comincio a parlare d'altro, e cerco scuse convincenti per far credere a me stesso di aver fatto una certa scelta stilistica.
Comunque è sempre agosto, io sono sempre a Forno (per i più precisi posso specificare che mi trovo esattamente davanti alle Scuole Elementari) e dal cielo continuano a cadere morbidi fiocchi bianchi.
La testa sta vagando, come al solito, e probabilmente canticchio tra le labbra, come mi capita spesso.
Non sono particolarmente stupito dell'evento, forse non sono nemmeno particolarmente cosciente di quanto sta accadendo: il paese intorno a me si sta coprendo di una coltre bianca.
Nelle orecchie a volume sostenuto sto ascoltando della musica alternativa, di quella che ascoltano i ragazzi con le magliette sgualcite e i capelli spettinati. Penso di essere l'unico a non ascoltarla per fare colpo sulle ragazze ma perché gli piace sul serio. O forse piace davvero a tutti e gli altri fanno colpo perché sono più interessanti di me. Un violento schiaffo del mio ego mi fa rinsavire. Sono l'unico. Sicuro.
A Miami avrei portato dei Ray Ban a specchio e avrei ammiccato ad una sventolona che mi passava accanto; a Parigi con un basco appoggiato in testa avrei avuto la barba incolta e capelli lunghi da bohémien; a Berlino cresta e tatuaggi; a New York un portatile sotto il braccio ed un bicchiere di Starbucks. A Forno ho dei pantaloncini corti con una macchia nella parte bassa della gamba destra e una maglietta sponsorizzata, di quelle che i danno per fare gli allenamenti di calcio. Non è elegante ma ai piedi ha due infradito verdi con un'enorme scritta gialla: "Brazil".
Cadono sul mio piccolo paese in provincia di Torino un totale di due centimetri di neve gelata, immediatamente sciolti dal caldo sole estivo. L'abbiamo vista in pochi quella nevicata.
La storia di una nevicata piccola, in un paese piccolo. Insignificante. Ci sono posti nel mondo in cui nevica tutte le estati.