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domenica 28 ottobre 2012

Frammenti d'amore condominiale.

Fuori piove. Non troppo forte. La tettoia di plastica della rimessa per le auto ne amplifica, però, il suono. Due ragazzi stanno stretti nel letto: sono nudi. Dalle gelida notte autunnale li separa solamente un piumone. Si scaldano l'una col fiato dell'altro.
I vestiti in disordine sul pavimento, come strappati di dosso da una furia cieca, stanno abbandonati, informi.
Si sussurrano parole a voce così bassa che spesso si chiedono se non sia il temporale con cui stanno parlando: sono frasi di circostanza, parole già sette e già scritte. Ma in quel momento, solo in quel momento, nello spazio brevissimo tra i loro respiri, assumono valore universale: due amanti non sono mai banali.

Mario Spelonchi non ha sonno: ha lavorato duro anche il sabato e poi si è steso con due birre subito dopo cena. La moglie stesa a fianco a lui, la stessa moglie che non è stata in grado di generare un piccolo Spelonchi in tredici anni di matrimonio, legge un libro di Oriana Fallaci e fantastica, di questo è certo, di femminismo.
Gli sale una rabbia dentro: 1500 euro di stipendio al mese, quasi tutti spesi in mutuo e spese per il cibo. Nessun divertimento, nemmeno un figlio nel quale riporre una speranza.
Guarda la moglie, non la ama più, non si amano più, ma resistono. Che fare altrimenti, ricominciare daccapo? Nemmeno per idea. E poi è una brava cuoca e sopra ogni altra cosa una brava donna. E poi lui per 'certe cose' ha delle amiche, e deve pure fare attenzione che quelle un piccolo Spelonchi non è proprio il caso che lo sparino fuori.
Bofonchia buonanotte all'essere umano con cui gli capita di dividere il letto da ormai troppi anni.
Lei finge di leggere il libro. Domani preparerà le valigie e lo lascerà.

Steso nel suo letto Luigi si lascia cullare dal suono della pioggia. Oggi le ha chiesto il numero di telefono.
A trent'anni non è più facile come da ragazzi: però oggi ha preso coraggio e l'ha chiesto.
Lei è parsa stupita, poi divertita ed infine, in un certo modo, lusingata. L'unica costante è rimasta la sua indiscutibile bellezza. Avrebbe potuto guardare quegli occhi veri per tutta la vita senza sentire il bisogno di fare altro. Aveva ignorato i consigli di tutti: lavorate nello stesso ufficio; se ti rifiutasse come faresti a lavorarci; è troppo bella per te. E' innamorato, e come ha letto in almeno un centinaio di libri, l'amore fa fare cose stupide. Ora ha il suo numero, e circa due ore fa le ha scritto: ora trepidante attende una risposta. Sente dentro di sè la tensione scendere: è stata una giornata campale della sua vita: ha preso una decisione e ha compiuto un gesto di cui mai si sarebbe creduto capace. Ora nella rubrica del suo cellulare c'è quel nome tanto desiderato: ALESSIA. Tutto maiuscolo. Già fantastica di un futuro insieme, di vacanze e di domeniche mattina passate tra le coperte: sente quasi la sua presenza nell'angolo vuoto e freddo del letto. Ha trent'anni e si sente molto solo, e fin dal primo giorno che l'ha vista ha saputo che era lei quella giusta, erano quegli occhi verdi quello che cercava.
Alessia, che a dire il vero a quel tipo un po' strano ha dato il numero per un misto di pietà e gioco, in questo momento giace nuda nel letto di Renato Cosenza, ovvero il capo del reparto in cui lei e Luigi lavorano. Alessia presto avrà una promozione, sudata.

Tic Tic Tac Tic. Il suono delle gocce di pioggia che cadono sulla tettoia si mescola a quello della tastiera del PC. All'ultimo piano di un palazzo anni Settanta c'è chi fantastica sugli amori degli altri. Sulle loro vite. Sulla vita in generale. Pigia con violenza i tasti, quasi a voler incidere quelle parole.
Scrive ancora qualcosa, poi andrà a letto. Contro certa solitudine non basta neppure la masturbazione.