Pagine

mercoledì 26 dicembre 2012

Lupo.

Lupo con sguardo torvo si aggira per il quartiere.
La sera della vigilia di Natale e lui non ha davvero un posto dove andare: un padre e una madre non ce li ha più e sua sorella non lo accetterebbe volentieri in casa sua.
Lucrezia ora ha venticinque anni e convive con un bellimbusto con le sopracciglia rifatte e lo sguardo sempre assente: lei dice che pare un filosofo, un pensatore. A Lupo, uomo di sostanza pare semplicemente scemo. I due vivono in un bell'appartamentino in un bel quartierino, si amano ogni giorno e se lo ripetono in continuazione:
-Ti amo Lu-
-Ti amo Lu-
Il destino beffardo ha fatto in modo che pure il nomignolo fosse lo stesso.
Lupo è costantemente disgustato dalla loro totale e reciproca devozione, e segretamente sogna il momento in cui Lu (Luca) troverà Lu (Lucrezia) tra le braccia di un altro. Ma non accadrà mai, a due teste non pensanti, come i due piccioncini che disgraziatamente si ritrova ad avere come parenti, un amore basta e avanza. Non hanno fantasia nelle loro vite: vivono per poter dmostrare agli altri quanto è grande il loro amore.
Lui, cinico e spietato non sarebbe sicuramente ben accetto, e in più non ha alcuna voglia di sorbirsi tutto quel miele.

Le illuminazioni Natalizie illuminano il quartiere a giorno nelle vie principali, ma basta svoltare l'angolo per immergersi nuovamente nella notte.
-Potrei andare a puttane.-
Lupo conta i soldi in tasca: non troppo ma ne uscirebbe un lavoro ben riuscito. Fin da giovane ha sempre apprezzato maggiormente i coiti che prevedessero un pagamento: non ha mai provato amore per una donna e gli sembrava più corretto chiudere il tutto come un'onesta transazione d'affari. Ma ha davvero voglia di mischiare il suo corpo con quello di un'estranea? E' sempre stata per lui una sensazione in parte sgradevole e sente che non è proprio la serata adatta ad un momento del genere, al sentirsi sporco ed in parte imbarazzato, come un bambino beccato dalla mamma a rubare i biscotti appena sfornati.

Affonda la faccia ancora più nella sciarpa: la notte è pervasa da una nebbia spessa che sembra di burro. Le luci dalle finestre sembrano miraggi, di speranza e di vita. Forse con altre scelte anche lui avrebbe avuto una finestra dietro la quale affettare colesterolo ed ingurgitare grassi idrogenati: ma ora è inutile pensarci. Aveva passato intere notti insonni con quel pensiero: -Se solo ...- ma è un pensiero che non porta da nessuna parte. Così come al solito si distrae pensando ad altro: al Toro o alla politica.
O meglio ancora ai libri, che scanna uno dietro l'altro. Robaccia direbbe un esperto. Ma per lui leggere di gialli, intrighi e spionaggio è la vera letteratura. Un mondo non dissimile al suo in cui Lupo possa essere il protagonista e non solo la comparsa.
Il naso affonda fino a sprofondare. Sente il suo odore salire dalla giacca. Pungente, come il freddo che gli avvolge la testa, l'enorme pianura in cui una volta fluenti crescevano i suoi capelli.
Sta per affondare le mani negli enormi tasconi dell'eskimo, ma prima le guarda: sono ancora sporche di sangue. E' la vigilia di Natale e in fondo a Lupo dispiace che una famiglia non potrà festeggiare quel Natale.
Ma forse è meglio così, perché a Natale si finisce sempre per sentirsi soli.

lunedì 10 dicembre 2012

Incazzarsi.

La mia generazione non sa più incazzarsi. Io non so più incazzarmi.
Mi sono rotto il cazzo di manifestazioni in cui si canta e si balla: non è una festa. Ci vuole la bava alla bocca, oppure si stia a casa ad ascoltare i Modena City Ramblers e leggere poesie in francese in una mansarda a 500 euro in nero che paga papà.
Siamo sazi e compiaciuti: ci crogioliamo nel nostro benessere combattendo per i diritti delle donne birmane o per la salvezza delle foche guatemalteche. Giriamo in bici in città ma poi prendiamo sei voli l'anno per girare l'Europa e mettere foto in bianco e nero mentre facciamo un limone duro in una strada che l'effetto giusto di Photoshop renderà un angolo caratteristico di Salcazzoville.
Siamo vegetariani perché ci fanno pena le mucche e le galline e i maiali. Sono bestie: vanno trattate con rispetto e mangiate.
-Ho cenato in un posto che fanno cucina tipica, che buono- Un'insalata di carne cruda non è cucina tipica, ma è da tipico cretino pagarla 30 euro.

Per cosa vi incazzate davvero? Come vi incazzate davvero?
Io scrivo su internet, dal mio computer da 1000 euro, di fianco a me ho la cravatta che metterò domani per andare a lavoro e se sapessi davvero incazzarmi dovrei buttarmi dal balcone.
Invece no, penso a cosa fare a capodanno, che sarebbe bello tornare a Parigi quest'estate e che quasi quasi alla fine quella macchina fotografica che costa come salvare un paese in Africa potrei anche comprarmela.

Siamo tutti dei borghesucci da quattro soldi e nemmeno ce ne rendiamo contro: pensiamo che quei quattro grammi di indignazione ci rendano migliori, pensiamo che twittare qualcosa di ironico sul ritorno di Berlusconi ci renda impegnati ed intellettuali.
Siamo cagasotto da tastiera, masturbatori mentali (e non).

Un paese civile farebbe la rivoluzione: noi twittiamo.
Ma ora basta, devo dormire che doman si lavora, mica come quei pelandroni nelle piazze.

Morte al padrone. Viva il padrone.
Ci vediamo in giro ci faremo una foto. Con la Reflex s'intende.