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lunedì 11 febbraio 2013

American Dust di R. Brautigan

Cento pagine.

E' il racconto lungo / romanzo breve di un gesto, un semplice gesto: attraversare un piccolo lago per andare a vedere una coppia enorme che scarica un intero salotto per pescare pescegatti.

In mezzo a quel gesto di un ragazzino di dodici anni ci passa tutta una vita: una vita impolverata, e che come polvere svanirà nel vento.
Negli occhi del bambino ci sono quelli di una generazione, gli hippies sconfitti, loro che guardavano la vita e ne coglievano a fondo la bellezza, loro ch sceglievano di non mangiare gli hamburger, totem simbolico dell'America piccolo borghese.
Poi volendo c'è una madre, un vecchio trentacinquenne ubriacone, un molo piccolo e perfetto, odore di gas, bambini che mettono sempre le biciclette sotto il portico.
Ma loro sono la polvere, sono quanto è andato e andrà perso. L'hippy ammette la sconfitta, rinnega la scelta, si pente di non aver mangiato l'hamburger.

Finisce tutto con un colpo di fucile, o forse inizia, che senza il colpo di fucile non ci sarebbe stata nessuna storia.
Un bellissimo romanzo sulla sconfitta e sulla melanconia, e sul mondo che non è fatto a misura di occhi che della vita riescono a cogliere solo il bello.

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