Pagine

lunedì 13 gennaio 2014

Al Densing.

-Cazzo, vado e la porto a ballare.
Guarda Marco, la spalla. Strizza un occhio. E' sicuro di sé, nonostante il passo incerto ed una leggera ma sempre più marcata tendenza a sciogliere le parole una sull'altra, andando a creare il ben noto effetto 'shembrachemishishiolgalalingua'.

-'Spetta che mi sistemo un momento
Si pettina i capelli. Uno ad uno. Ne ha trentasette (entra qui in campo l'onniscenza dell'autore: chiaramente da sbronzo non sarebbe mai riuscito a contarseli) che però porta lunghi circa trenta centimetri e che gli ricoprono il cranio pelato, lucenti per via del misto di brillantina e gel che usa ogni giorno per pettinarsi.
Spesso, al bar, ricordava agli amici che "avevo un ciuffo una volta, che anche la Paola, quella che poi ha studiato a Roma e ora va in giro per il mondo per lavoro, alla gita di terza media aveva passato tutto il viaggio in pullman a pettinarlo", con pronta risposta "brau picio, che la Paola poi a me mica mi accarezzava il ciuffo alla gita di terza media" (l'autore non conferma né smentisce).

-Oh, ma glielo dici al discgiochei lì di mettere qualcosa di lento, Marcolino?
Marcolino è, per la cronaca, Mario Besozzi, centotredici chili e proprietario dell'unica pompa di benzina del paese. Ricordato per l'indigestione subita durante il suo matrimonio che gli ha impedito di consumare la prima notte di nozze con la sposa, che le malelingue insinuano abbia prontamente festeggiato con Alberto Rizzi, noto gagà del paese, nonché possessore di un'Audi sportiva "che arriva a Torino in 20 minuti e i Velox non ti prendono perché sopra i duecentochilometriorari la foto viene mossa" che genera invidia e ammirazione in tutta la popolazione maschile nello sparuto mucchio di case venutesi ad accatastare ai piedi delle Alpi e che qualche burocrate buontempone decise di chiamare Gioia.
Marcolino si avvicina al ragazzo ventenne che chiaramente disgustato e sotto l'effetto di sostanze non meglio precisate che cambia i dischi al "Grande Dancing Delle Alpi".
La locandina del Dancing mostrava alcune immagini in grandangolo della sala da ballo, arredata con così tanto cattivo gusto da sembrare fuori posto persino in una serata revival anni 80. Frequenta per lo più da gente del paese, riusciva a rimanere aperto solo grazie alle 'serate a tema' del giovedì sera. Quale che fosse il tema della serata, questa si rivelava come un pretesto per far salire fin lassù alcune prostitute slave che affittavano il loro amore a prezzi elevatissimi nelle quattro stanze del primo piano.

Il bello, Luigi Riva, pettinato come dio comanda, a passo felpato (inciampando secondo alcuni) si avvicina alla signorina tanto ardentemente bramata. Tale Maria Grazia, quarant'anni da salumiera e già due mariti alle spalle. Gli sguardi si incontrano.
Luigi è ubriaco al punto giusto, o almeno così crede. Si china verso la bella (nuovamente l'autore si rifiuta di esprimere giudizi) Maria Grazia per invitarla al ballo.
Una goccia di sudore scorre sulla fronte di Luigi, delle rughe si formano. Un dubbio, terribile, lo assale. E se fosse troppo ubriaco? Lo stomaco in pronta risposta di contrae, un brivido lungo la schiena, e in un attimo i cannelloni cucinati dalla mamma stanno adornando le scarpette rosse di Maria Grazia.

Tumulti. Marcolino e Luigi vengono gentilmente invitati a lasciare il locale. Fuori l'insegna al neon DANCING lampeggia con la seconda lettera spenta.
-Marcolino, non toniamoci più in 'sto posto di merda. Sono dei pezzenti, manco i soldi per aggiustare la E.