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martedì 5 agosto 2014

Gambe.

Aveva due gambe lunghe un chilometro. Dritte, magre, leggermente abbronzate per via del sole opaco dell'estate piemontese.
Tendeva a piegarle troppo, o troppo poco, a seconda del passo: questo dava alla sua camminata una caratteristica cadenza, come se fosse sempre in bilico tra un passo di danza ed un salto verso il cielo.
Non aveva mai apprezzato una donna per le sue gambe, tanto meno per come camminasse. Era sempre stato un uomo di sostanza, seni abbondanti e ampi culi da palpare. Ma al volgere dei sessanta gli era esploso nell'anima un sentimento nuovo, una sorta di poesia che non aveva mai conosciuto: era così che aveva incrociato un giorno quelle favolose gambe.
Passeggiavano, le gambe, sotto i portici di piazza San Carlo facendo caparbiamente capolino da una svolazzante gonna lillà e terminando la lunga rincorsa all'interno di un paio di scarpe basse che ne accentuavano lo stacco. Un lampo, e se n'era innamorato. Innamorato a sessant'anni. Innamorato dopo una vita da solitario e un'infinità di donne gentilmente invitate a fargli compagnia nella sua piccola casa in centro.
Era ricco e non gli dispiaceva per nulla che la gente lo sapesse. Era ricco e non gli dispiaceva per nulla che le donne lo frequentassero per questo. Avrebbe voluto una storia strappalacrime: un grande amore perduto che gli aveva spezzato il cuore, ma in realtà la sua era semplice voracità amorosa: necessità di conferma della propria capacità seduttiva, fino alla più bieca soddisfazione dei desideri dei propri lombi.
Ora però aveva due gambe su cui concentrarsi. Come ai bei tempi, da giovane, senza soldi e senza nome, quando doveva dare fondo alle proprie capacità da seduttore.

Le aveva seguite per tutto il pomeriggio: avevano passeggiato in centro. Il suo cuore era sobbalzato ad ogni piccola contrazione dei polpacci. Una goccia di sudore ogni volta che si incrociavano, giocherellando nell'attesa di un semaforo rosso. Aveva persino creduto di vedere una goccia di gelato alla crema caderci sopra e delicatamente scendere, fino a lambire i bordi della scarpa. Una vanigliata goccia di rugiada. Come se quella grazia emettesse crema invece del suo pungente sudore da uomo anziano.
Aveva incrociato anche una sua vecchia fiamma, ma la vista di quella pelle ormai rugosa e di quei polpacci abbondanti, da madama, lo avevano distrutto rovinando per un momento l'estasi che quelle gambe gli stavano provocando. Ma un momento solo, perché quelle gambe meravigliose erano tornate a camminare e così il suo cuore.
Sorreggevano, salde, un corpo giovane, dai fianchi stretti e dal seno appena accennato, niente a che vedere coi trionfi di certi festini in cui aveva gozzovigliato, in cui poppe e culi la facevano da padrona. Tanto li trovava spassosi in gioventù, tanto gli parevano volgari, al cospetto della perfezione di tali polpacci. Potevano avere trent'anni quelle gambe, esattamente la metà dei sui. Trent'anni. Era come se tutto quel tempo fosse volato: il lavoro, gli amici, i successi, le sconfitte. Gli avevano lasciato una testa ancora piena di capelli, ormai bianchi, una barba ispida e ribelle, ed un caratteraccio da vecchio scorbutico nel quale riconosceva l'impronta genetica di suo nonno.

Poi, perso nei suoi pensieri, le aveva perse di vista. Forse il precedente attraversamento pedonale, forse un negozio aveva attirato l'attenzione dell'incauta proprietaria di tanta bellezza. Scomparse, per sempre, dalla sua vita.
Le aveva sognate le notti successive: le aveva anche cercate in alcune compagne procacciate dai soliti amici fidati, ma niente. Nessun polpaccio aveva più ripetuto la magia.
A sessant'anni si era eccitato nel sonno sognandole avvinghiate al suo corpo: un'erezione involontaria in piena notte. Si era spaventato: non accadeva da quando la vittoria in campionato valeva due punti.
Ora, ogni giorno, scruta le gambe delle passanti per ritrovarle, per poter ancora osservare per un momento quel trionfo di bellezza. E' convinto che non le rivedrà più: l'unico grande rimpianto della sua vita. Un breve ma perduto amore.