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domenica 28 giugno 2015

"Il sorpasso" di D. Risi

Prima delle vacanze estive, quando il vostro vicino di scrivania dice che ha bisogno di staccare e senti l'impellente bisogno di 'farti un aperitivo', bisognerebbe sempre guardare Il sorpasso.
La trama è facile: perditempo romano conosce giovane e poco esperto stidente di legge, lo coinvolge in un viaggio as alta velocità sul litorale tra Roma e Viareggio.In mezzo incontri, scontri, case in campagna, ex mogli e bellissime figlie (ahhh Cathrine Spaak); poi il finale.

La bellezza di questo film sta proprio nel saper raccontare la sconfitta dell'Italia nel pieno boom economico: perdono tutti, proprio tutti.
Perde Bruno Cortona, il perdigiorno, il (presunto) tombeur de femmes, che sfreccia con la sua macchina per le curve della vita.
Perde il timido Roberto, innamorato ma mai dichiaratosi e timoroso della vita e delle scelte.
Perde tutta la nuova borghesia arrampicatrice con gli Yacht e i Night Club, ma perdono assieme a loro i contadini (il buon villano che chiede a Buno di accelerare).
Insomma, ad uscire sconfitto è tutto un paese che chiede a gran voce di accelerare, sia per arivare presto a destinazione, ma soprattutto per scappare da qualcosa che non si vuole vedere, ovvero quello che si è diventati. Ma purtroppo quell'Italia degli anni Sessanta è la stessa di oggi, e i personaggi risultano terribilmente attuali.
Solo che quello di ieri era un paese che usciva da un periodo difficile e correva verso un futuro migliore, con la speranza di cose migliori (Roberto dice: "Bruno, sono stati i due giorni più belli della mia vita"), mentre oggi, disillusi, cerchiamo solo di scappare lontano da un presente che non ci soddisfa. Siamo un paese in fuga, sempre un po' cafone e sempre pronto a grandi slanci.
E ne Il sorpasso entrambe le anime sono rappresentate (Bruno e Roberto, i due protagonisti) ed entrambe escono sconfitte.

Resta l'arte, o forse restava. Abbiamo anche perso il coraggio di costruire opere come questa, cinema destinato alla grande distribuzione, ma dal contenunto che sublima il solo intrattenimento dello spettatore. La nostra arte sta diventando masturbazione per intellettuali che si crogiolano della loro (presunta?) conoscienza abbandonandosi al becero citazionismo (ahia Eco) o alla gretta rappresentazione di un presente senza volerne dare alcun tipo di interpretazione (eh, Sorrentino?), cadendo nel puro esercizio di stile in cui la mano dell'autore è semplicemente il grido disperato di attenzione.
Siamo un'epoca priva di spunti ed idee: manca la ferocia, la fame, la cattiveria. I nostri artisti sono ormai superstar, il premio più ambito essere ospite in prima serata da Fazio o qualche premio da ritirarsi in luogo esotico/mondano a piacere.
Risi riprendeva da fuori quell'umanità scatenata a ballare il Twist: i nostri artisti oggi, ballerebbero in mezzo.

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