Pagine

domenica 14 giugno 2015

L'amore.

Elisabetta ha una bicicletta che sembra nuova nuova. Mancano cinque minuti e potrà uscire dalla classe e salirci di nuovo.
Poggiamani bianchi e manubrio in acciaio lucido, che si inserisce nel corpo tutto rosa, in tinta coi pedali e con i raggi delle ruote.

Quasi un mese per ridipingerla tutta e per sistemarla.
Tiratura raggi delle ruote. Tensione cavo del freno anteriore. Foderatura sellino e rimessa a nuovo delle annesse molle.
Il corpo della bici cominciava ad essere arrugginito; Elisabetta l'ha grattato forte con della carta vetrata e poi l'ha riverniciato di un rosa acceso, brillante.
Ha rimontato ogni pezzo assieme stringendo forte ogni bullone, tenendo ogni cavo. Registrato le marce una ad una in modo che non ci fosse nessuna possibilità di inceppatura nel caso di un cambio di marcia repentino.

La bici l'aveva trovata una ragazza della sua scuola in un fosso, abbandonata da qualcuno che la riteneva troppo vecchia per essere ancora utilizzata, un mezzo che non poteva fare nemmeno più un chilometro. Ma Mara, l'amica, non aveva visto in quella bici altro che un'accozzaglia di parti di ricambio, alla meglio le si potevano giusto gonfiare le gomme per farci un giro rapido intorno al fosso, ma niente di più.
Così era rimasta lì, finchè non era passata Elisabetta. Elisabetta ha sempre avuto una passione per le cose guaste e da sistemare.
Elisabetta che era sempre seduta vicino alla professoressa alla gita delle medie, Elisabetta che veniva alle feste sulla grande macchina di suo padre, la stessa che veniva a prenderla sempre per prima, mentre nessuno si accorgeva della sua partenza, tutti attenti alle loro vite e a contarne i secondi a risate e canzoni. Elisabetta coi mutandoni di lana per non prendere freddo e la canotta anche d'estate.
Lei che un giorno durante l'ora di scienze era stata interrogata sul sistema riproduttivo ed era stata così imbarazzata da non parlare e tutta la classe aveva riso.
E così Elisabetta si era mesa d'impegno e aveva riparato tutti i pezzi, veniciandoli, oliandoli, levigando e grattando increspature con la tenacia di chi davvero ambisce al miglior risultato. Ed ora la bicicletta era splendida, fantastica, l'oggetto giusto perché tutta la scuola la invidi.

Arriva a scuola orgogliosa e la parcheggia proprio davanti alla porta d'ingresso. Le ragazze la osservano, ammirate e sbigottite. Come poteva Elisabetta avere una bicicletta così bella?

Drin. Suona la campana.
Corsa affannata assieme ai compagni attraverso i corridoi della scuola. Scorrono ai lati copie a mano libera della Tour Eiffel e imprecisi disegni tecnici le cui insufficienze campeggiano a futura memoria degli studenti a venire.
La porta d'ingresso è vicina. La varca. La bici. La bici. La bici non c'è.

Ma alza lo sguardo e la vede.

C'è Mara sopra, pedala veloce come Elisabetta non sa andare mentre tutta la scuola la guarda.
Mara ha gli occhi belli, che quando le parli sembra che sorridano.

Nessun commento:

Posta un commento