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venerdì 2 settembre 2016

Click.

Alla fine non aveva bevuto troppo. Camminava abbastanza sicura, approfittando del buio.
L'importante era concentrarsi un passo dopo l'altro; porsi un obiettivo semplice come l'arco successivo della via e lasciare che sia la corrente di persone a trascinarla.
Aveva fame, fottutamente fame. Scorrevano lentamente ai lati negozi di ogni tipo. Gelateria, panineria, piadineria, kebap, pizza al taglio. Tutte le serrande abbassate, o nei pochi negozi aperti troppa luce all'interno per poter pensare di entrare e togliersi la fame.
La gola è ancora leggermente infiammata per l'alcol ingerito e poi rimesso al bordo di una stradina dimenticata da Dio davanti ad un locale che serve rum anche alle sei del mattino. Ma ha ancora una terribile voglia di bere, soprattutto perché la via sembra eterna e bere alla fine sembra in questo momento molto più facile che mangiare.
Mentre cammina sicura, o almeno così crede, sotto i portici scarsamente illuminati, incrocia lo sguardo di un uomo, che ciondola per in direzione opposta. Lascia dietro di se una scia di profumo D&G in cui sembra essersi immerso è ha una polo col colletto perfettamente stirato.
Lei gli sorride, sfoderando il miglior sorriso da 23.45 dopo una sbronza che le sia possibile. Lui la osserva da sopra gli occhiali e risponde al sorriso. Poi abbassa veloce lo sguardo e accelera il passo.
- Ciao ragazzo - dice lei sorridendo
- Ciao - risponde lui, sguardo a terra e imbarazzo evidente.
Lei accenna l'inizio di un discorso, poi lascia che sia lui a guidare la conversazione.

Lui un fiume in piena la inonda di parole mentre lei gli scivola accanto. Bevono probabilmente qualcosa in un locale anche se lei perde spesso il filo del discorso e anche degli eventi, trasportata completamente dal leggero inebriamento che le viene dalle dosi massicce di rum e dalla noia che le generano tutte quelle parole. Ma comincia a pensare a cosa succederà dopo: la pelle di lui, il respiro affannato, il sudore.
Lui non pensa proprio a nulla, semplicemente cerca di essere simpatico e brillante, di dare il meglio di se, cerca di raccontare gli aneddoti migliori e soprattutto cerca di non fissare troppo naso e capelli. Pensa che è decisamente bella e che dovrebbe inventare il modo di portarla da qualche parte per tutta la notte, o trovare il modo di invitarla a casa sua. E' vero che è un uomo sposato ed è vero che sua moglie è via solo per il fine settimana, ma alla fine è solo l'errore di una sera e sa che potrebbe permetterselo. Un fremito tra le gambe, sente che il suo corpo è completamente deciso verso quello che dovrebbe fare: portarla a casa sua e poi dimenticare tutto per una notte sola.

- Sai - dice lei - potremmo fare ancora quattro chiacchiere a casa mia -.
Lui sorride, beve un ultimo sorso di qualcosa e la segue. Click, sente esattamente il momento in cui il cervello si scollega e il momento in cui diventa solo corpo: il momento in cui scioglie il vincolo con sua moglie, sua madre, i parenti, gli zii che lanciano il riso. Il vincolo con la società civile. Il vincolo con tutto quello che pensava di essere.
Entrano in casa e passati dieci minuti ci sono mani su mani e pelle e labbra. C'è un bicchiere di rum fortissimo e c'è lui che si sente davvero molto ma molto stanco.

Poi sono le mani di lei, che esperte gli sfilano ogni vestito e lo stendono comodamente nella vasca da bagno. Nudo.
Non sentiva più il sapore forte di alcool in gola e finalmente aveva un uomo con sè. Negli occhi lucidi di lui, nel sudore che puzza di paura, c'era finalmente l'intimità che stavano entrambi cercando.
L'acciaio freddo del coltello gli accarezzava lentamente la pelle, mentre lei si sentiva finalmente in pace. Poi, nella testa di lei il rumore. Click.

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